Obbligazioni dei mercati emergenti, è ancora possibile trovare valore

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L’esito relativamente positivo del G20 e le aspettative di un imminente allentamento delle condizioni finanziarie hanno alimentato la domanda di titoli di debito dei mercati emergenti. Ciò nonostante, è ancora possibile trovare valore, secondo il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management. Di seguito la sua analisi.

Fondamentali

La traiettoria di crescita dei mercati emergenti non è cambiata dopo l’ultima riunione del G20, che si è conclusa senza un ulteriore peggioramento delle tensioni commerciali. Sebbene sia chiaro che le incertezze sugli scambi internazionali proseguiranno, sinora l’economia cinese ha esibito una buona tenuta grazie ai forti stimoli del governo e all’aumento della spesa per infrastrutture, che hanno compensato in parte gli effetti negativi dei dazi doganali. La stabilità economica della Cina dovrebbe contribuire a sostenere la crescita dei mercati emergenti e quindi la loro capacità di onorare il debito, se non altro nel breve termine. Inoltre, gli indicatori ciclici segnalano una ripresa sia in Cina che negli altri mercati emergenti, le cui banche centrali sono in genere in buone condizioni per seguire la Federal Reserve in un taglio dei tassi in caso di rallentamento dell’economia, dato che in questo ciclo economico hanno sostenuto i tassi reali dei Paesi emergenti a livelli superiori rispetto a quelli dei Paesi sviluppati.

Valutazioni quantitative

Quest’anno la caccia ai rendimenti e la ricerca di classi di attivo che offrano un carry interessante hanno tenuto alta la domanda di titoli di debito dei mercati emergenti, e di conseguenza le valutazioni sono diventate meno convenienti. Il rendimento complessivo del 5,61% attualmente generato dall’indice J.P. Morgan GBI-EM Global Diversified è il più basso dal 2013. Tuttavia, dato che i rendimenti offerti dai diversi mercati emergenti sono molto eterogenei e considerati i rischi idiosincratici che continueranno molto probabilmente ad affliggere il segmento ad alto rendimento, consigliamo agli investitori di adottare un approccio attivo. Ad esempio, escludendo la Turchia in virtù del peggioramento delle prospettive, Paesi come Sudafrica, Messico e Indonesia a nostro avviso offrono opportunità interessanti (tutti i dati sono aggiornati al 9 luglio 2019).

Fattori tecnici

A tutt’oggi (9 luglio), gli afflussi verso i fondi del debito emergente hanno superato i 18 miliardi di Dollari e solo in due mesi dall’inizio dell’anno si sono verificati dei deflussi. Anche il basso livello atteso di offerta netta dovrebbe fornire ulteriore sostegno a questa classe di attivo. Poiché nel complesso il posizionamento dei gestori di fondi dedicati ai mercati emergenti tende ad essere abbastanza prudente, sospettiamo che alcuni Paesi abbiano beneficiato più degli altri di questi flussi di capitale.

Che cosa significa per gli investitori obbligazionari?

Anche se dal summit del G20 non sono emerse sorprese negative, è ancora possibile che le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina continuino a influire sulle attese per la crescita globale. Per il momento, tuttavia, per gli esperti di J.P. Morgan AM le prospettive delle economie emergenti sono più favorevoli rispetto a quelle dei mercati sviluppati. Inoltre, i mercati emergenti sono riusciti a mantenere dei rendimenti reali relativamente alti e una politica monetaria più flessibile. La caccia ai rendimenti è quindi destinata a continuare e il contesto generale è favorevole ai mercati della regione. Tuttavia, a causa degli elevati rischi idiosincratici consigliamo di esercitare molta prudenza nella scelta dei Paesi in cui investire.

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