Occhi puntati agli Usa, su Fed ed elezioni Mid-term

Market Commentary di David Jones, Chief Strategist, Capital.com

All’inizio della settimana l’attenzione verte sugli Stati Uniti. Giovedì avremo notizie dalla Banca Centrale statunitense, la Federal Reserve. Per questo mese non si attendono modifiche dei tassi di interesse, ma i numeri di venerdì scorso riguardanti l’occupazione (250.000 posti di lavoro in più ad ottobre, contro i 200.000 attesi dal mercato) hanno aumentato ulteriormente le aspettative verso un nuovo rialzo dei tassi negli Stati Uniti. Inoltre, fattore non secondario, in questa settimana gli elettori americani votano per le elezioni di metà mandato. La tentazione è di affermare con certezza che, almeno qui, non ci saranno sorprese, ma visti i risultati delle elezioni degli ultimi due anni e avendoli confrontati con le aspettative dei sondaggi di opinione, bisogna ammettere che c’è sempre potenziale per una reazione negativa dei mercati. Durante la scorsa settimana i mercati azionari globali hanno recuperato alcune delle perdite di ottobre, anche se venerdì i risultati sono stati minori, visti i numeri dei posti di lavoro. In ogni caso, sembra che gli investitori siano leggermente più positivi riguardo alla settimana in corso, per questo sembra possibile assistere a una ulteriore ripresa dell’azionario.

Ancora una volta durante il weekend la stampa del Regno Unito si è concentrata su voci e congetture riguardo lo stato delle negoziazioni Brexit. La sterlina ha goduto di una settimana migliore solo sull’ipotesi che fossimo vicini alla chiusura di un accordo sul settore dei servizi finanziari post-Brexit. Anche questa settimana è ripartita in crescita, con il trading GBP/USD sopra il livello 1,3000, nonostante questo rimanga un mercato guidato più dagli sviluppi politici che dallo stato di benessere finanziario o dall’ “UK plc”.

Questa settimana segna anche l’inizio delle sanzioni americane all’Iran. Nonostante la potenziale minaccia per l’approvvigionamento di petrolio, il greggio è stato in declino per tutto lo scorso mese, con il prezzo del petrolio negli Stati Uniti che ha oscillato dai 77$ fino ad arrivare a 63$ la scorsa settimana. Si tratta di un crollo durato sei mesi e per ora la minaccia di sanzioni sembra non modificare l’opinione negativa generale. Un barile di greggio a 63$ è comunque il 50% più costoso di quanto lo fosse nel giugno 2017, per cui c’è ragione di credere che secondo gli investitori il prezzo sia in anticipo per quest’anno, indipendentemente dalle azioni degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran.