Opportunità d’investimento: la strettoia delle materie prime

A cura di Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di Ubs WM Italy

L’andamento delle materie prime è strettamente intrecciato allo stato dell’economia globale e allo sviluppo urbano e infrastrutturale cinese. Occorre infatti ricordare che la Cina è di gran lunga il principale consumatore di materie prime e non è un caso che queste abbiano raggiunto i massimi storici nel 2007-08, quando l’economia cinese cresceva a doppia cifra. Da allora il mercato è fortemente cambiato. Per esempio, la crescita vertiginosa dell’industria dello shale oil ha trasformato gli Stati Uniti nel primo produttore di petrolio creando una forte concorrenza per i tradizionali esportatori di combustibili fossili, i quali si sono improvvisamente trovati a contare meno anche da un punto di vista geopolitico. Il rischio di una crisi energetica oggi è molto inferiore rispetto agli anni ’70 e, in ogni caso, le fonti energetiche sono molto più diversificate.

Ormai è evidente come il consumo attuale di materie prime sia insostenibile, a maggior ragione in considerazione di una popolazione mondiale in continuo aumento, e che occorra affrontare il tema del cambiamento climatico. La più grande sfida che il settore delle materie prime dovrà affrontare nei prossimi anni è rappresentata proprio dalla sostenibilità, in termini di rispetto per l’ambiente, per gli standard sociali e per i criteri di governance. A sostenere queste grandi sfide sono anche i produttori di metalli industriali. Nei prossimi due decenni prevediamo una crescita della domanda molto più contenuta che in passato. Ciò non vale per alcune nicchie, per esempio litio e cobalto, che beneficeranno dell’utilizzo nei motori elettrici.

L’agricoltura non è immune dall’aumento della popolazione e dai cambiamenti climatici: le metodologie produttive dovranno essere riviste per poter tutelare la biodiversità e l’ecosistema e ridurre i consumi di acqua. Complessivamente, secondo le nostre stime, l’innovazione nel campo alimentare rappresenterà un’opportunità da 700 miliardi di dollari entro il 2030.

Alcuni tra i principali Paesi produttori prendono queste sfide sul serio. Per esempio la Russia, la Norvegia e l’Arabia Saudita si sono preparate ai possibili cambiamenti accumulando riserve di valuta straniera e creando fondi sovrani con i proventi del petrolio, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno diversificato il proprio modello economico creando un centro finanziario.

Abbiamo identificato diversi temi d’investimento a lungo termine sul mercato azionario che trarranno beneficio da tali cambiamenti. Questi temi includono le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, la riduzione di Co2, la mobilità intelligente, l’agricoltura sostenibile e la scarsità di acqua potabile. Investire direttamente in materie prime risulta invece più rischioso e oneroso, in considerazione dei premi che vengono pagati investendo tramite strumenti finanziari.

Le considerazioni svolte sopra non si applicano all’oro, che ha soprattutto una funzione di bene rifugio. In questa veste può avere senso per una percentuale contenuta di un portafoglio, tenendo presente però che è infruttifero e che il suo valore è comunque destinato a fluttuare sulla base dei tassi d’interesse americani e del rischio percepito sui mercati.

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