PERICOLOSA DISTORSIONE

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A cura di pro aurumper info: ticino@proaurum.ch

A fine gennaio è iniziata una serie di ribassi che ha coinvolto la quasi totalità delle borse mondiali e ciò è accaduto proprio quando ci si trovava di fronte all’unanime consenso degli analisti per un’economia globale con una solida crescita sincronizzata.

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Il grafico sopra ci mostra un confronto delle Borse di New York (linea blu), di Milano (linea verde) e di Zurigo (linea rossa) partendo da un valore pari a 100 il 26 gennaio, appena prima del ribasso, e proseguendo sino al 19 febbraio.

Come si può notare, la caduta delle quotazioni è stata repentina e ha riguardato tutte e tre le borse, compresa quella di Zurigo notoriamente conservativa, composta da aziende solide e con una lunga storia di dividendi e redditività.

Il ribasso è stato profondo, raggiungendo anche il 10 % in pochi giorni nel caso di New York, a cui è seguito un parziale recupero. Al 19 febbraio tutte e tre le borse si trovano ancora un 5-6 % al di sotto dei massimi del 26 gennaio, quotando intorno ai medesimi valori. È piuttosto curioso che ciò accada indipendentemente dalla diversa gamma delle società quotate e soprattutto dalla differente valuta di conto (Dollaro, Euro e Franco Svizzero).

Se osserviamo invece l’ORO, notiamo che ha mantenuto una buona resilienza e, dopo aver perso solo il 2 percento, il 19 febbraio ha già recuperato il livello 100 di partenza.

Questi fatti ci portano a due domande:

La prima :“per quale motivo le borse tendono ad essere così sincronizzate anche in presenza di economie con crescite di differente entità, con aziende di settori diversi – si pensi ad esempio a Milano con la grande presenza di banche che cercano faticosamente di superare le difficoltà legate alle sofferenze – e soprattutto appartenenti ad aree valutarie divergenti?”

La seconda : più spinosa: “Per quale motivo l’ORO non si è rivalutato, a fronte del ribasso delle borse? Può ancora essere considerato un bene rifugio ?”

La risposta alla prima domanda è legata al fatto che le borse sono ormai interconnesse a causa dei grandi capitali investiti in replicanti, ci riferiamo ai prodotti che replicano passivamente un indice, tipicamente ETF e certificati Index Linked.

Questi strumenti investono in un paniere di borsa, secondo pesi precostituiti, e quando i flussi di investimento diventano negativi la ripercussione è sulla totalità dell’indice senza alcuna distinzione.

La facilità di investimento in questi prodotti e l’immediatezza di acquisto e vendita, provoca una reazione a catena che interessa prima la Borsa da cui è partita e poi si propaga come un domino su altri strumenti quotati in altre borse.

L’effetto finale è una pericolosa distorsione globale del mercato, che si allontana sempre più dai valori reali delle aziende e dalle condizioni economiche in cui esse operano.

A conferma di ciò, in un articolo del 20 febbraio il Financial Times riporta il massimo controsenso dovuto al fatto che alcuni ETF Smart Beta (notare l’ironia del nome, smart significa intelligente, furbo) del tipo bassa volatilità hanno completamente fallito di proteggere gli investitori, anzi si sono mostrati ancor più deleteri, subendo perdite tra il 4 e il 4,4 %, a fronte di un calo dell’indice del 2,9 %.

Appurato ciò, possiamo cercare di capire perché non si è avuto un rialzo dell’ORO.

La causa, in questo frangente, ci sembra essenzialmente psicologica. Ribassi di forte intensità e diffusi su molti mercati, generano negli investitori soffocanti sensazioni di panico che derivano dal non conoscere i mercati e dal timore che il proprio denaro si possa volatilizzare in pochi giorni.

La reazione è spesso quella di salvare il salvabile, uscendo con terrore dalla maggior parte degli investimenti e certo non quella di comprare. In pratica, si vende oppure si resta paralizzati, senza avere la capacità di prendere iniziative.

Se ora osserviamo l’andamento dell’ORO, è proprio ciò che sembra essere accaduto: nelle fasi acute del ribasso gli investitori hanno venduto anche l’oro, che è sceso di due punti percentuali, e solo alcuni hanno poi trovato il coraggio per ricomprare; ma certo non si sono visti importanti flussi in acquisto.

Significa che l’ORO non serve più come bene rifugio? La sola osservazione del grafico sopra ci conferma che la validità di bene rifugio resta; la detenzione di una parte del proprio patrimonio in oro avrebbe potuto attutire la discesa del portafoglio.

Ciò a cui dobbiamo abituarci è che la relazione “borse giù – oro su” potrebbe non essere così puntuale, ma si potrebbe manifestare nel corso del tempo.

Infatti, solo se il ribasso dovesse continuare, si potrebbe assistere a consistenti acquisti provenienti dai flussi in uscita dei mercati e momentaneamente posti in liquidità.

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Purtroppo, siamo solo agli inizi di un qualcosa che non identifichiamo ancora bene e non ne conosciamo l’entità degli impatti sui mercati: gli asset investiti attraverso ETF si stima abbiano raggiunto nel 2017 ben 4,4 mila miliardi di dollari e che possano avvicinarsi a 8 mila miliardi nel 2020 (Fonte: Ernst & Young, Morninstar Direct).

I mercati evidenziano già ora una  PERICOLOSA  DISTORSIONE   delle quotazioni e forse ora, più che mai, è bene controbilanciare i propri risparmi con ORO, naturalmente fisico, per evitare di cadere nella trappola di altri replicanti che seguono le quotazioni del metallo giallo.

Non resta che scegliere: monete, lingotti o entrambi, magari custoditi in un blindato deposito presso pro aurum che ha tutte le soluzioni per la propria tranquillità.

 

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