Petrolio e rame, il problema non è nella domanda

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a cura di Fabien Weber, gestore del JB Commodity Fund

I prezzi del petrolio e dei metalli stanno trattando a livelli inferiori del 60% rispetto ai record storici del 2008. Il prezzo delle materie prime tra la fine degli anni Novanta e il 2008 ha testimoniato un rally supportato da una forte domanda asiatica, soprattutto proveniente dalla Cina, dato che la domanda globale di materie prime ha sopravanzato l’offerta.

Dal 2008 i mercati delle materie prime sono ampiamente stati in una condizione di offerta eccedente, soprattutto nel corso degli ultimi tre anni. Il diffuso eccesso di offerta è una conseguenza del boom nei prezzi delle materie prime precedente all’inizio della crisi finanziaria, periodo in cui i produttori iniziarono a incrementare la propria capacità di produzione dato che era conveniente. Ma, con l’ingresso di maggiore offerta sul mercato, i prezzi delle materie prime iniziarono in risposta a diminuire.

Il numero degli impianti americani di trivellazione per il petrolio da scisto si è circa dimezzato quest’anno (nella rilevazione su base annua) nonostante i produttori hanno provato a migliorare del 50% le piattaforme rimanenti in risposta al crollo del prezzo del greggio. Infatti i produttori sono bene o male in grado di estrarre adesso la medesima quantità di scisto ma con un numero inferiore di impianti di trivellazione. Questo trend ha resistito alle aspettative del mercato in cui il mercato dello shale produce ora più di un anno fa. Mentre gli investitori in materie prime continuano a focalizzarsi sulle dinamiche del mercato dello shale, l’OPEC non è riuscita a reagire al crollo dei prezzi del petrolio. L’Arabia Saudita – maggior produttore membro dell’OPEC – ha infatti aumentato la sua produzione di 500.000 barili al giorno nel 2015 in confronto con il dato di un anno fa, mentre l’Iraq sta esportando 700.000 barili al giorno nello stesso periodo. Entrambi i fattori hanno pesato sui prezzi del greggio.

Il crollo dei prezzi del greggio ha aiutato a stimolare la domanda, soprattutto in Asia e negli Stati Uniti. Tuttavia, l’offerta mondiale di petrolio continua ad avere maggior peso rispetto alla domanda globale, quindi il mercato è in una condizione di eccesso di offerta per 3 milioni di barili al giorno, una quantità significativa.

La produzione di petrolio iraniano tornerà probabilmente sul mercato nel 2016 quando le sanzioni si ammorbidiranno e, in particolare, è probabile che questa quota in più di produzione venga importata dall’Asia. Tendendo le aspettative basse, l’Iran potrebbe portare sul mercato globale una quota addizionale di circa 500.000 barili di greggio al giorno, mentre, approssimando per eccesso, il paese potrebbe portare più di 1 milione di barili al giorno. La quantità di greggio che l’Iran aggiungerà all’offerta globale di petrolio sarà un fattore chiave per la valutazione dei prezzi per i mercati nel 2016.

I prezzi del greggio sono oggi molto volatili, vivendo oscillazioni qualche volta superiori al 10% (sia in positivo che in negativo) in un solo giorno. Guardando avanti, tuttavia, ci aspettiamo una stabilizzazione dei prezzi del greggio intorno ai 50 dollari al barile. Mentre il prezzo di pareggio è difficile da stimare, riteniamo che sarà dura per i produttori di shale essere redditizi ad un livello di $55/barile, livello che è oggi il prezzo future per dicembre 2017.

Rame L’analisi dei dati suggerisce chiaramente che gli attuali livelli della domanda di rame non sono più bassi del 2008. Al contrario, il trend continua a crescere ma adesso si incontra con un’offerta molto più alta rispetto a prima in seguito all’incremento della produzione. La maggior parte delle materie prime mantiene ancora una traiettoria di crescita positiva per quanto riguarda i livelli di importazione, addirittura in Cina. In base alla rilevazione di luglio, un paniere di più di venti materie prime importato dalla Cina è cresciuto più del 20% in termini di volume nella misurazione su base annua. Inoltre, il rallentamento nella crescita economica cinese in merito alle importazioni di materie prime non si è materializzata in termini reali e il valore assoluto del livello di importazioni nel confronto con dieci anni fa è fortemente più alto.

Nel 2005, la Cina consumò 3,6 milioni di tonnellate di rame in confronto a quasi 10 milioni di tonnellate nel 2015. Nel frattempo, la Cina ha consumato 40 milioni di tonnellate di semi di soia nel 2005 a fronte delle attuali 85 milioni di tonnellate. Allo stesso modo, la Cina ha consumato 7 milioni di barili di petrolio al giorno nel 2005, rispetto agli 11 milioni di barili al giorno di quest’anno. Quindi, la domanda di materie prime cinesi rimane robusta.

Il crollo dei prezzi delle materie prime ha indotto alcuni produttori a tagliare i loro livelli di produzione, come nel caso della società di estrazione di rame Freeport. Tuttavia, il costo marginale di produzione per una materia prima come il rame sta continuamente modificando il proprio target, a causa del prezzo del petrolio. Approssimativamente il 20% del costo di base complessivo del rame deriva dai prezzi dell’energia. Quindi, anche se il prezzo del rame crolla, le industrie minerarie possono rimanere redditizie fino a quando i prezzi del greggio diminuiscono in tandem.