Petrolio, harami rialzista: un segnale incoraggiante

goldman sachs i giudizi buy sui titoli delle aziende attive nel settore del petrolio

A cura di Vontobel Certificati

La crisi del 2020 sarà ricordata purtroppo per diversi record. Ad esempio, nelle ultime settimane, abbiamo assistito a primati storici relativamente alle peggiori performance assolute di diversi indici azionari. Non si sono salvate ovviamente le materie prime. In particolare, il petrolio ha superato con facilità i minimi del 2016 tornando a livelli che non si registravano dal marzo del 2002 a 20 dollari al barile.

A spingere così in basso le quotazioni un cocktail micidiale tra crollo della domanda stimata di petrolio e guerra in seno all’Opec+. Tutto infatti è cominciato così, quando la Russia ha declinato l’invito dell’Arabia Saudita a tagliare di 1,5 milioni di barili al giorno la produzione del cartello. Il rifiuto ha scatenato una guerra per la salvaguardia delle quote di mercato da parte di tutti i produttori arabi, a partire dall’Arabia Saudita che ha dichiarato di voler riportare la produzione entro aprile a oltre 12 milioni di barili, offrendo anche a forte sconto il greggio. Una mossa che colpisce i produttori meno efficienti e quelli americani, i quali hanno un prezzo di break-even sulle nuove trivellazioni sopra i 40 dollari.

Un problema per gli americani e per Trump, da sempre appoggiato dai produttori texani. Infatti, dopo 18 mesi, i giacimenti già in funzione perdono oltre il 50% della capacità produttiva e bisogna avviare nuovi giacimenti con costi molto elevati. Ecco perché Trump ha avviato massicci acquisti di petrolio per un totale di 77 milioni di barili ed ecco perché, secondo indiscrezioni della stampa Usa, sta prendendo in considerazione una spinta diplomatica per convincere l’Arabia Saudita e Russia a ridurre la produzione. Non si escludono anche sanzioni alla Russia per costringerla ad accettare la proposta dell’Arabia Saudita.

Analisi tecnica

Il Wti alla fine della settimana scorsa ha tentato il rimbalzo ma tutto è ancora da dimostrare. Interessante l’harami rialzista, pattern grafico di inversione dei prezzi che potrebbe dunque far respirare le quotazione dell’oro nero. Ricordiamo però che l’harami deve trovare conferma nelle sedute successive con una chiusura al di sopra dell’apertura della candela del 18 marzo, altrimenti non ha alcun valore.

Aggiungiamo inoltre che, vista la forte volatilità esibita del greggio, meglio attendere il break di 30 dollari al rialzo per mettere nel mirino 34,5 e 40 dollari. Al ribasso invece 20 dollari rappresenta il supporto chiave. In caso di rottura discese verso 19,5 e 19 dollari.

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà mostrato.


*