Petrolio, tra Saudi Aramco e Norvegia

A cura dell’Ufficio Studi di Notz Stucki

Considerato il contesto attuale (comparto azionario significativamente esposto ai rischi globali e obbligazioni a tassi zero o negativi), in cui ci si attende l’arrivo di una nuova ondata di volatilità e risulta sempre più arduo valorizzare adeguatamente il proprio patrimonio, può essere opportuno provare ad allargare gli orizzonti. Spostandosi a Oriente, in Arabia Saudita, la compagnia petrolifera Saudi Aramco è stata protagonista di un evento più unico che raro: non è ancora quotata in Borsa, ma l’appetito degli investitori si è appalesato con il debutto da record del primo bond sui mercati internazionali con richieste per oltre 100 miliardi di dollari, quasi 10 volte il valore di emissione, passato da 10 a 12 miliardi.

Si tratta dell’ammontare di ordini più grande della storia degli Emergenti tanto che la forte richiesta ha portato il rendimento dei titoli obbligazionari della società al di sotto di quello del debito saudita. Aramco ha avuto successo con l’emissione dei bond, quindi potrebbe quotarsi e trovare nuovi investimenti nonostante alcuni investitori avrebbero potuto evitare l’affare in quanto non ESG compliant.

Le richieste, tuttavia, sono state numerose e quindi immaginiamo che la questione sia passata in secondo piano, nonostante si tratti di una compagnia petrolifera. Ciò lascia spazio al fatto che, se in futuro dovessero migliorare le condizioni ambientali, gli investimenti e i finanziamenti per il settore petrolifero potrebbero aumentare ancor di più, portando maggiori benefici all’economia saudita nonché a quella dei Paesi del Golfo Persico, già spinta dal prossimo Expo di Dubai previsto per il 2020.

In Norvegia, la sensibilità verso le problematiche ambientali ha portato ad uno stop alle trivellazioni di petrolio presso l’arcipelago delle isole Lofoten, un paradiso naturale che conserva sotto i fondali una grande quantità di oro nero stimata da 1 a 3 miliardi di barili al giorno. Considerando che il 50% delle esportazioni proviene dal settore del petrolio e del gas, una scelta di questo genere ha sicuramente l’obiettivo di diversificare il business dell’economia interna e rappresenta anche una svolta green, ovvero un’attenzione che si sposta sempre più verso la sostenibilità ambientale.

Ecco perché, tornando a Dubai, all’esposizione universale ci sarà un padiglione dedicato proprio alla sostenibilità, partendo dalle fonti alternative di cibo e acqua, fino ad arrivare all’energia pulita e rinnovabile. In conclusione, abbiamo l’opportunità di guardare ad una nicchia di investimento che ricopre un’area geografica in cui l’economia ha un forte potenziale, sia per l’importanza del settore petrolifero che per il fatto che dopo l’Expo 2020 di Dubai si potranno sviluppare una serie di business che piacciono agli investitori e, soprattutto, al pianeta.

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