Possibile bull market sui Treasury a 10 e 30 anni: la view di Lemanik

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“Il 2019 si preannuncia come l’anno più difficile dalla crisi del 2008, a causa di un limite del sistema privato nel creare nuovo debito per sostenere consumi e crescita. In questo contesto, i rischi di una recessione si fanno sempre più evidenti e non sarà certamente un eventuale accordo commerciale tra Cina e Stati Uniti a evitarla”. È l’analisi di Maurizio Novelli, gestore del Lemanik Global Strategy Fund.

“Non mi aspetto alcun recupero significativo dell’economia nei prossimi mesi”, spiega Novelli, “e penso che latenti rischi di recessione in Europa, Giappone e Stati Uniti continueranno ad aleggiare per tutto il 2019, confermando un anno particolarmente difficile per equity, credito e commodities. Mi aspetto una ripresa del bull market sui treasury a 10 e 30 anni, ulteriori spinte al rialzo sull’oro e alta volatilità in generale, senza che le banche centrali possano più di tanto riuscire a contenerla. Anche i policy makers sono stati colti di sorpresa dall’attuale rallentamento e non hanno a disposizione ampi spazi di manovra per contenerlo”.

Mentre le economie dell’area Euro e del Giappone evidenziano rischi evidenti di recessione a causa delle difficoltà della Cina e di tutto il sud-est asiatico, quella americana mostra segni di cedimento evidenti a causa dell’inversione del ciclo del credito al consumo, che ha sostenuto la domanda interna negli ultimi cinque anni. I due motori della crescita mondiale – consumi americani basati sul debito e crescita cinese – sembrano aver trovato un limite. Attualmente sia Cina che Stati Uniti si portano sulle spalle un debito pubblico e privato in percentuale al Pil del 380%, destinato a crescere costantemente del 5%-7% all’anno. E’ dunque vero che i tassi non possono salire, altrimenti salta tutto, ma è anche vero che senza la possibilità di fare nuovo debito ai ritmi degli ultimi cinque anni l’economia non potrà crescere come tutti si aspettano.

“Allo stato attuale, l’economia degli Stati Uniti dovrebbe crescere nel primo trimestre del 2019 di circa 0,5%-0,8% annualizzato, e cioè tra 0,1% e 0,2% su base trimestrale”, spiega Novelli. “Nel frattempo ci siamo bruciati uno stimolo fiscale negli Stati Uniti e una politica monetaria globale che, nonostante quello che si dica, è ancora decisamente espansiva ovunque. A questo punto però il rischio di recessione si è decisamente alzato e questo dipende dal fatto che sia i consumatori che le aziende, avendo accumulato un eccesso di debito, stanno iniziando una fase di deleverage”.

Nel frattempo, ha fatto abbastanza scalpore il rischio di inversione della curva dei rendimenti Usa, come se nessuno si fosse accorto che il mondo, dopo la crisi del 2008, ha implementato una strategia di crescita non sostenibile nel lungo periodo. Forse tutti pensavano che si era aperta una nuova fase del debito a basso costo eterno e su questo costo contenuto abbiamo costruito il più grande leverage della storia dell’economia moderna. Se l’ultimo trimestre del 2018 ha evidenziato un aumento dei default nel settore del credito al consumo negli Stati Uniti, ci aspettiamo che nel primo trimestre di quest’anno questo trend si sia intensificato e tale meccanismo è alla base dell’attuale contrazione del credito e del ciclo americano che, improvvisamente, cede in modo molto veloce in concomitanza con l’avvio del deleverage.

Le tendenze che si sono aperte sul finire dell’anno scorso si faranno più intense nei prossimi mesi e la propensione al rischio difficilmente potrà tornare a essere quella che abbiamo visto nel passato. Gli investitori non sono riusciti più di tanto a ridurre il loro profilo di rischio durante le cadute dei listini di fine anno e, in seguito al recente recupero dei mercati, molti hanno preferito mantenere le posizioni sperando in un’ulteriore fase rialzista.

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