Primi segnali positivi dall’inflazione nell’Eurozona

L’inflazione che vede finalmente un miglioramento nel mese di novembre, offrendo così comfort alla Banca Centrale Europea. Lo stimolo monetario constante della politica monetaria adottata nell’ultimo periodo ha scaturito un maggiore controllo sugli effetti collaterali potenzialmente dannosi, che un prolungamento della stessa avrebbe causato. Il tasso di crescita inflazionistico, durante il mese appena concluso, è salito all’1% dal minimo triennale di 0,7%, migliorando anche le previsioni che presagivano una crescita dello 0,9%. Dato quindi positivo per l’Eurozona, che rimane comunque ben al di sotto degli obiettivi della BCE posti a un tasso di crescita del 2%. La Banca Centrale Europea ha evidenziato che i recenti cambiamenti dell’inflazione sono stati guidati dal settore energetico ed ha avvertito che le pressioni sui prezzi sottostanti si sono attenuate.

Durante tutti questi anni di politica estremamente accomodante, messa in atto da Draghi, l’Eurozona non aveva ancora visto un miglioramento dell’inflazione. L’ultimo stimolo economico ha incluso addirittura un ulteriore riduzione dei tassi di interesse sui depositi, portandoli a -0,5%, e l’inizio di un nuovo ciclo di “quantitative easing” destinato a continuare fino a quando l’inflazione non sarà solidamente legata al suo obiettivo del 2%.

Questa ulteriore manovra espansiva ha attirato critiche sempre più costanti da molti componenti dell’area euro. Primi su tutti i risparmiatori tedeschi si sono esposti in maniera decisamente contraria ai tassi negativi, mentre numerosi istituti di credito europei incolpano queste decisioni come causa principale della loro scarsa redditività. La BCE, con l’ultima revisione della stabilità finanziaria, è al corrente dei potenziali effetti collaterali che queste decisioni potrebbero arrecare sia ai fondi di investimento che ad assicuratori ed al mercato immobiliare. Un dato parzialmente positivo arriva dal livello di disoccupa-zione, che secondo dati Eurostat è scesa al 7,5%, livello più basso da luglio 2008. Le differenze regionali rimangono tuttavia sostanziali, con la Germania che presenta solo il 3,1% della popolazione attiva senza lavoro a fronte di Spagna e Grecia in cui il dato si attesta attorno al 15%. La speranza dei critici è quella che sotto la guida del nuovo presidente Christine Lagarde ci sarà una revisione della strategia già da inizio anno.

A cura di Wings Partners Sim

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