Quando l’apparenza inganna…

Hai domande o commenti? Scrivi a info@finanzaoperativa.com

A cura di pro aurumper info: ticino@proaurum.ch

Negli ultimi tempi stiamo assistendo a una forte debolezza dell’oro, dopo aver toccato i 1.375 dollari l’oncia in aprile, i prezzi sono progressivamente scesi verso i 1.300 dollari, scivolandone al di sotto nelle ultime settimane.

Da un lato ci troviamo di fronte a una forza del dollaro che, in assenza di altri elementi catalizzatori, comprime le quotazioni del metallo giallo seguendo la ben nota correlazione inversa: un aspetto che abbiamo trattato in dettaglio nell’articolo di maggio; dall’altro lato, ci troviamo di fronte a un asset che in questo periodo sta attraversando un autentico momento di oblio.

Il grafico elaborato attraverso i dati di Google Trends ci mostra l’andamento della ricerca delle parole “buy gold” (traduzione di “compra/comprare oro”) sul famoso motore di ricerca. Si può osservare come si sia persa la normale ciclicità e ci si trovi ai valori minimi degli ultimi 5 anni.

 È innegabile quindi che ci si trovi di fronte a un bene di investimento, ancorché di rifugio, completamente dimenticato: fattore che spiega la debolezza delle quotazioni,

anche se questi precisi momenti sono occasioni preziosissime per acquistare e portare fieno in cascina…. !

Molti analisti giustificano questa fase con il fatto che il rialzo dei tassi delle banche centrali porterà a un innalzamento dei rendimenti e poiché il lingotto non riconosce cedole o dividendi, questo passa in secondo ordine nelle preferenze di investimento.

Naturalmente, gli stessi analisti si guardano bene dal considerare che un rialzo dei tassi e dei rendimenti porterà anche a un aumento dell’inflazione e l’oro è sempre stato un asset che, nel lungo termine, ha garantito dalla perdita del valore di acquisto del denaro.

 

NON C’È NULLA DA STUPIRSI, il mondo attuale è intriso di false convinzioni: nei tempi in cui la comunicazione è dominata dai social, LA BANALIZZAZIONE È ALL’ORDINE DEL GIORNO e ciascuno di noi volente o nolente ne è in qualche modo influenzato.

Una tipica illusione cognitiva è che con l’oro non si guadagni o che si possa ottenere un beneficio solo in particolari e isolati momenti.

La tabella mostra la performance dell’oro in diverse valute dal 2001 ad oggi (rilevazioni di Incrementum AG al 23 maggio 2018). È sufficiente osservare la ricorrenza della colorazione verde per comprendere a colpo d’occhio che, in quasi vent’anni, sono più le annate in cui si è guadagnato che quelle in cui si sia perso.

Possiamo altresì constatare che solo due anni, il 2013 e il 2015, sono stati deludenti per la quasi totalità delle principali monete mondiali.

Si può inoltre notare che un investitore in euro dal 2001 ad oggi avrebbe guadagnato una media dell’8,78 percento l’anno, mentre un investitore in franchi svizzeri avrebbe portato a casa un più che soddisfacente 7,02 percento.

Siamo quindi di fronte a un risultato oggettivamente positivo, considerando oltretutto che si tratta di un bene rifugio che incorpora una protezione naturale agli shock di mercato.

 

E proprio di questo dovremmo considerare quando pensiamo all’azione di politica monetaria non convenzionale delle banche centrali.

In questi anni i bilanci delle banche centrali si sono dilatati, a seguito degli acquisti di titoli di Stato (Quantitative Easing) e la liquidità immessa nel sistema non è andata a beneficio dell’attività produttiva, ma ha esclusivamente gonfiato i valori borsistici innescando un ciclo rialzista mondiale che con alti e bassi dura da oltre 10 anni.

Il grafico mostra l’aumento del bilancio delle principali banche centrali rispetto al PIL del proprio paese e senza fatica vediamo almeno un paio di eccessi: il primo è quello della Banca centrale giapponese (BOJ) che ha usato in modo disinvolto l’arma del Quantitative Easing in un paese con il più alto livello di debito in rapporto al PIL.

Il secondo è quello della Banca centrale svizzera (SNB) che, pur non avendo avviato alcun Quantitative Easing, si è trovata ad emettere ingenti quantità di franchi, comprando titoli azionari mondiali, per tenere sotto controllo la forza della propria valuta.

Sia nel caso di queste due banche sia per le altre, le misure di contrasto alla crisi hanno rappresentato un esperimento in termini di dimensioni e durata che non ha precedenti nella storia e i cui effetti futuri non sono ancora noti.

Forse per questo la FED sta velocemente rialzando i tassi, cavalcando il buon momento economico, anche perché ha compreso che presto o tardi si riaffaccerà una nuova recessione e gli effetti potrebbero essere ancora più acuti della precedente. La necessità è quella di avere un pieno armamentario di politiche monetarie convenzionali da impiegare su scala ancor più ampia che nel passato.

Il grafico sopra mostra, invece, come BCE e SNB appaiano attardate, la prima con tassi allo zero e con un Quantitative Easing che durerà sino a dicembre, la seconda con tassi ancora sensibilmente negativi.

Forse queste banche centrali non hanno ancora ben compreso i rischi a cui si va incontro, o peggio ne sono consapevoli ma, non trovando altra via d’uscita, confidano che i tempi difficili giungano il più tardi possibile.

Una speranza più che vana, visto che l’economia europea è in rallentamento e persino per la locomotiva tedesca, tra dazi e scandali diesel-gate, si avvertono inquietanti scricchiolii.

 

Tutto questo ci porta a considerare che di oro nei portafogli ce n’è bisogno e il momento migliore per farlo è proprio quanto questo asset è dimenticato da tutti. Non resta che scegliere: monete, lingotti o entrambi, magari custoditi in un blindato deposito doganale presso pro aurum che ha tutte le soluzioni per la tua tranquillità.

Share this post: