Rally si, rally no. Addio rally…

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Borse in altalena in scia, ancora una volta ai battibecchi commerciali tra Donald Trump e Xi Jimping e con la spada di damocle di una politica monetaria della Fed tendenzialmente restrittiva. Una situazione che ha fatto prima rialzare la testa ai rialzisti sull’azionario, euforici dopo l’annuncio di una tregua di 90 giorni tra Usa e Cina, e poi ha riportato alla ribalta gli orsi quando in merito alle reali possibilità di arrivare a un accordo effettivo entro i termini stabiliti Washington ha corretto alcune delle precedenti dichiarazioni. Così Wall Street, con in coda tutti gli altri principali listini mondiali, è tornata al punto di partenza, ovvero a ridosso dei minimi di fine novembre.

Il classico rally di Natale c’è perciò già stato? Così come c’è già stata la seguente discesa di inizio anno nuovo? Difficile, anzi, impossibile dare una risposta certa. Di certo c’è un clima di confusione che contribuisce a far aumentare la volatilità. Non bisogna comunque disperare. Anche in economia e in Borsa, infatti, non tutti i mali vengono per nuocere: le attese, meno positive, per quanto riguarda il futuro dell’economia potrebbero indurre la Fed a invertire l’attuale processo di rialzo dei tassi per tornare ad adottare allentamenti monetari. Secondo le stime degli analisti tra fine 2019 e l’inizio 2020 ci potrebbe infatti essere un primo taglio dei tassi della gestione Powell. Una prospettiva che ridà un po’ di sostegno ai mercati. Queste previsioni tuttavia non mettono per ora in dubbio le aspettative di breve, che stimano un ritocco al rialzo del costo del denaro nel prossimo incontro del 19 dicembre.

Come comportarsi? Monitare costamente l’andamento dei listini Usa stando pronti ad approfittare degli allunghi e al contempo stando pronti alla fuga nel caso in cui vengano violati supporti tecnici di primaria importanza.

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