Recessione negli Usa più vicina?

I mercati azionari hanno perso terreno, sulla scia dei timori sul mancato raggiungimento di un accordo commerciale tra USA e Cina prima della deadline del primo marzo, dopo la quale gli Stati Uniti aumenteranno le tariffe dal 10% al 25% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. “Questo – afferma Paul Flood, gestore del BNY Mellon Global Multi-Asset Income Fund – metterebbe ulteriormente sotto pressione un’economia cinese già debole, e al tempo stesso aumenterebbe i prezzi per i consumatori e per le imprese negli USA”.

Sono stati compiuti dei progressi nelle trattative grazie all’offerta, da parte della Cina, di aumentare gli acquisti di beni statunitensi. Tuttavia, l’Amministrazione USA vuole por termine ai trasferimenti forzati di tecnologia e ai sussidi industriali che il governo cinese offre alle imprese locali, politiche che rendono più difficile la competizione per le società statunitensi. Pechino sembra riluttante ad accogliere tale richiesta.

In questo scenario, “le obbligazioni – fa notare il gestore – hanno registrato una fase di rialzi, incorporando nei prezzi il probabile impatto delle tariffe sull’economia globale. Le aziende sospenderanno molte decisioni di investimento in attesa di vedere l’esito delle negoziazioni commerciali tra USA e Cina, e potrebbero anche decidere di tagliare i costi e i posti di lavoro per proteggere la profittabilità dei business. Siamo un passo più vicini a una recessione auto-inflitta negli USA“.