Reddito fisso, quanto durerà ancora la fase favorevole

A cura del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management

Dopo i tagli ai tassi d’interesse per un totale di quasi 4mila punti base operati nel 2019, le banche centrali di tutto il mondo ora sono perlopiù in attesa di ulteriori sviluppi, ma è possibile che nel 2020 alcune adottino nuove misure di allentamento. Ad esempio, le ultime dichiarazioni della Banca d’Inghilterra segnalano che, in assenza di un miglioramento significativo dei dati sull’economia britannica, le probabilità di un taglio dei tassi a breve sono elevate. Anche se la Banca d’Inghilterra decidesse di non intervenire a gennaio, a nostro avviso un taglio dei tassi entro l’anno è molto probabile.

Anche la Reserve Bank australiana potrebbe intervenire sui tassi, visto il rischio di un deterioramento del mercato del lavoro. Sebbene per il momento le banche centrali si stiano prendendo una pausa di riflessione, le prospettive di un allentamento della politica monetaria anche da parte di quelle più importanti, come la Federal Reserve, sono maggiori di quelle di un inasprimento.

L’orientamento accomodante delle banche centrali continua a sostenere un quadro macroeconomico favorevole al mercato del reddito fisso, ma è lecito chiedersi quali fattori potrebbero determinare un cambiamento della situazione. Poiché non sembra probabile che i dati sulla crescita possano modificare l’attuale corso d’azione delle banche centrali, l’unico potenziale catalizzatore per un’inversione di rotta della politica monetaria è un sostanziale aumento dell’inflazione. Tuttavia, per il momento il rincaro del costo della vita sembra destinato a restare contenuto. Infatti sia gli ultimi dati sulle retribuzioni statunitensi che la più recente rilevazione dell’indice dei prezzi al consumo britannico hanno deluso le attese.

Valutazioni quantitative

Malgrado le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, gli attivi rischiosi hanno iniziato l’anno alla grande. Nelle prime due settimane dell’anno gli spread del mercato globale dei titoli ad alto rendimento si sono ristretti di 16 punti base a 359 punti, un livello che dista meno di 50 punti dal minimo assoluto. Anche i mercati azionari continuano a segnare nuovi record. Le obbligazioni societarie investment grade statunitensi hanno generato un rendimento dello 0,6% da inizio mese e i tassi dei Treasury decennali si sono mossi in un intervallo ristretto di 13 punti base. Indubbiamente, ai livelli correnti è difficile definire interessanti le valutazioni attuali, che appaiono elevate in tutti i settori, ma riteniamo che il contesto di spread ridotti possa durare sino a che il clima di fiducia si mantiene positivo. (Tutti i dati sono aggiornati al 14 gennaio 2020).

Fattori tecnici

L’equilibrio tra domanda e offerta sostiene la corsa dei mercati. L’offerta, straordinariamente elevata anche nella seconda settimana di gennaio, è stata agevolmente assorbita grazie alla forte domanda degli investitori. Ad esempio, da inizio mese le emissioni investment grade lanciate sul mercato statunitense sono ammontate a 69 miliardi di dollari, quasi il 40% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Tuttavia, poiché le sottoscrizioni hanno superato di tre o quattro volte l’offerta e nella settimana al 13 gennaio i flussi di capitali nei fondi d’investimento sono ammontati a 1,2 miliardi di dollari, gli spread si sono ristretti. Il posizionamento degli investitori, tuttavia, invita alla prudenza: la concentrazione in alcuni settori sta infatti diventando eccessiva e questo potrebbe limitare il potenziale di rialzo futuro.

Che cosa significa per gli investitori obbligazionari?

L’ottimismo che ha caratterizzato l’ultimo mese del 2019 non è venuto meno all’inizio del nuovo decennio. La nostra tesi centrale è che il contesto attuale di crescita fiacca e inferiore alla media tendenziale, unita alla politica accomodante, e potenzialmente ultra espansiva, delle banche centrali, sia destinato a perdurare. Ciò nonostante, è improbabile che i mercati abbiano un anno facile. A parte l’incertezza sui futuri sviluppi dei rapporti commerciali, monitoriamo anche l’andamento dell’inflazione quale potenziale catalizzatore di un’inversione di tendenza del quadro macroeconomico, mentre la concentrazione delle posizioni in alcuni settori rischia di creare turbolenze più avanti nell’anno.

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