Ribassi d’autunno?

Orso in letargo

“La correzione del mercato azionario, a partire dai titoli FAANG negli Stati Uniti potrebbe continuare, o forse no. Numerosi osservatori ritengono e sperano che dipenderà dal fatto che il valore del mercato azionario americano non riflette la realtà economica. Dare una spiegazione fondamentale delle oscillazioni a breve termine è comunque difficile, in quanto è altamente probabile che una flessione del 5% del Nasdaq venga interpretata come un’opportunità d’acquisto. Ad ogni modo, i rendimenti azionari globali sono stati ben oltre le medie a lungo termine, dunque una correzione verso le medie era prevedibile. In quest’ottica, i mercati obbligazionari appaiono più interessanti, particolarmente il segmento high yield e il debito dei mercati emergenti. L’high yield europeo è rimasto indietro e con un rendimento dell’indice del 4%, circa il 3% oltre l’investment grade, dovrebbe fare megli”. Ad affermarlo è Chris Iggo, CIO Core Investments di AXA IM, che di seguito spiega nel dettaglio il proprio outlook.

Ritorno verso le medie

Recentemente ho confrontato il rendimento complessivo delle diverse asset class in periodi di 12 mesi con la performance media a lungo termine. Negli ultimi sei mesi, i rendimenti di molte asset class sono saliti attestandosi piuttosto vicino ai loro run rate a lungo termine. Il rendimento delle azioni globali, Stati Uniti in testa, è ben oltre le medie a lungo termine, e lo stesso vale per il rendimento delle obbligazioni societarie statunitensi. I titoli di Stato sono esattamente sulle medie a lungo termine, e il livello degli yield e dei tassi di interesse renderà molto difficile il superamento di tali livelli di rendimento. Nel reddito fisso, l’high yield e il debito dei mercati emergenti sembrano i segmenti più interessanti considerato che, col miglioramento dei rendimenti negli ultimi mesi, il run rate a breve termine resta su livelli più bassi rispetto alle medie a lungo termine. Infatti, le obbligazioni e le azioni dei mercati emergenti presentano un certo grado di interesse in termini di valore. In uno scenario rialzista per i mercati emergenti, gli yield negli Stati Uniti resterebbero bassi, il dollaro sarebbe relativamente debole e le economie emergenti sarebbero in grado di ottenere l’accesso ai vaccini nel momento in cui diventeranno disponibili.

I rendimenti del credito restano indietro

La politica monetaria continuerà ad essere di sostegno mentre le banche centrali cercheranno di far salire le aspettative inflazionistiche. Non assisteremo a breve a una stretta fiscale (non è possibile). L’economia globale sta recuperando, per quanto ciò dipenda ancora dai progressi che si faranno nella gestione della pandemia. Ci sono ragioni per continuare a essere relativamente ottimisti. Ad ogni modo, una correzione dei rendimenti dei mercati era prevedibile; è infatti difficile sostenere che il rendimento di qualsiasi asset class in questo momento avrebbe dovuto essere, giustificabilmente, oltre le rispettive medie a lungo termine. Potremmo dunque assistere a una rotazione della leadership nel mercato azionario, dai titoli growth a quelli value, mentre il divario tra i rendimenti azionari negli Stati Uniti e nel resto del mondo si restringerà e ci sarà un modesto incremento del rendimento complessivo per il credito high yield e il debito dei mercati emergenti. Dopo la fase di avversione al rischio di marzo avevo scritto che, considerato il livello su cui erano saliti gli spread di credito, i mercati high yield avrebbero generato rendimenti molto robusti. Non hanno rispettato completamente questa previsione ma sono diretti verso tale obiettivo. L’high yield europeo è rimasto indietro, dei 12 indici obbligazionari che seguo per monitorare l’evoluzione più diversificata del mercato obbligazionario, l’high yield europeo è il fanalino di coda in termini di performance da inizio anno. Se sono motivo per essere più ottimisti sull’euro e sulle prospettive macroeconomiche per l’Europa, considerato l’approccio della BCE e l’intesa sul Fondo per la ripresa, sono anche una valida ragione per essere ottimisti sul credito high yield europeo.

Possibile una nuova correzione dell’azionario

In questo momento il rischio tecnico più grave, dal punto di vista del ritorno verso valori medi, riguarda le azioni globali. Per riportare i rendimenti a 12 mesi verso la media a lungo termine potrebbe volerci un’altra correzione del 10%. Non si tratta di una previsione, bensì di un rischio. Se a questo sommiamo l’incertezza politica e la possibile delusione derivante dal fatto che la Federal Reserve non riesca a fornirci ulteriori informazioni su come intende utilizzare le armi a sua disposizione per conseguire il “target inflazionistico medio”, potremmo però assistere a sviluppi interessanti. I rendimenti del credito sono scesi un po’ durante lo scorso mese (il rendimento delle obbligazioni societarie è sceso dell’1,2% ad agosto), dunque sono meno esposti a una frenata della performance. Un lieve ribilanciamento del portafoglio, dalle azioni verso il credito, non sarebbe una cattiva idea in questo momento.

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