Ripresa, i sette segnali per valutare gli investimenti grazie ai big data

A cura di Stéphane Monier, Chief Investment Officer di Banque Lombard Odier & Cie

Dopo sei settimane di navigazione, la nave mercantile “Anetos” ha attraccato nel porto di Xiamen, in Cina, l’11 giugno, poco prima delle 22, ora locale. La nave battente bandiera delle Isole Marshall trasportava un carico di rame concentrato proveniente dal Cile. Da sola, questa istantanea del commercio internazionale non ci dice molto sull’economia mondiale, ma se combinata con migliaia di esempi e correlata ad altri indicatori, ha il potenziale di rafforzare, o sfidare, le conviction di investimento relative al commercio globale.

Insieme alle giuste competenze in ambito analytics, i big data stanno offrendo nuove opportunità per ottenere insight di investimenti. Le tecnologie di tracciamento, installate su vari dispositivi, dai telefoni cellulari a quelli per le spedizioni spedizioni, hanno reso i dati altamente dettagliati e tempestivi. Ad esempio, gli investitori che si affidano ai tradizionali dati di spedizione delle autorità cinesi dovranno attendere almeno un mese per individuare il trend delle importazioni del paese. Al momento della stesura di questo pezzo, gli ultimi dati disponibili risalivano ad aprile 2020. Eppure le navi commerciali sono dotate di un sistema di identificazione che ne traccia la posizione con intervalli di pochi minuti o addirittura, quando sono in movimento, ogni pochi secondi.

Gli strumenti per i big data possono mostrarci il movimento delle navi da cargo che attraversano i porti cinesi entro 24 ore e, anche grazie al confronto con i dati delle fonti ufficiali e questi dati aggregati “in tempo reale”, troviamo elevate correlazioni con le statistiche commerciali ufficiali. Questo ci permette soprattutto di comprendere in maniera tempestiva lo stato di salute di parti fondamentali dell’economia internazionale.

Adesso che la prima ondata dell’epidemia di Covid-19 è ormai sotto controllo, stiamo cercando di capire il come riemergeranno dalla crisi le economie di tutto il mondo, visto che i l’andamento dei mercati riflette l’opinione secondo cui abbiamo superato la parte peggiore dell’impatto della pandemia. La sfida per gli investitori è quella di valutare i progressi verso la “normalizzazione” (grafico 1), rispetto ai livelli storici di domanda e offerta. Di conseguenza, questa pandemia si sta trasformando nel test più potente mai realizzato per il valore della data science.

I giusti set di dati possono aiutarci a migliorare la nostra diagnosi in tempo reale della ripresa economica e dei trend di mercato, fattore che ci supporta durante il processo decisionale di investimento e la costruzione dei portafogli. Stiamo lavorando con i dati provenienti da tutte le regioni che interessano i nostri portafogli e scegliamo con cura le nostre fonti. Prima di poter includere un set di dati nella nostra analisi degli investimenti, li confrontiamo con altri indicatori per garantire che le loro insight apportino valore aggiunto alle nostre previsioni.

Li possiamo quindi utilizzare per colmare il divario tra i dati ufficiali del governo, che spesso riporta le statistiche con un ritardo di un mese o più. Le nuove fonti di dati ci permettono anche di acquisire altri indicatori, come quelli sull’inquinamento e sulla mobilità, che fino a ora non erano disponibili. La pandemia sta dando vita a progressi statistici mentre seguiamo la ripresa economica e troviamo nuovi modi per comprendere gli sviluppi economici sempre più in tempo reale.

I sette pilastri di saggezza dei big data

Monitoriamo sette segnali ad alta intensità: l’import-export, i livelli di traffico nelle città, i dati sulla mobilità, il consumo in ambito retail/alimentare, la presenza sul posto di lavoro e i livelli di inquinamento dell’aria dovuto alla produzione. Insieme, questi segnali possono offrire un quadro dello stato della ripresa economica paragonato alla media triennale, o a partire dal 2019.

Il monitoraggio dei livelli di qualità dell’aria può indicare una ripresa dell’attività industriale, e utilizziamo indici che rilevano il numero di persone nelle sedi aziendali, per condurre un’analisi incrociata dei dati di mobilità e degli indicatori di congestione della città, rispetto alle medie storiche. Quest’insieme di dati può rivelare molte informazioni sul ritmo dell’attività economica.

I dati economici in generale, soprattutto i big data, mostrano che la ripresa avviene in due fasi. Le differenze nazionali (grafico 1) indicano una forte fase di ripresa successiva alla revoca delle misure di lockdown. La seconda fase sarà molto più lunga, visto che alcuni settori, come quello dei viaggi e del turismo, faranno più fatica a emergere dalla crisi. I tassi di disoccupazione, che hanno toccato livelli record in molte economie, dovrebbero lentamente ridursi nei prossimi due o tre trimestri fino a riportare livelli simili a quelli visti pre-pandemia.

Entro la fine di quest’anno, prevediamo che la maggior parte delle economie tornerà a superare la soglia dell’85% dei livelli di attività riportati prima della pandemia. Corea del Sud, Giappone e Cina hanno già superato quella soglia.

Il secondo grafico utilizza anche frecce colorate per mostrare la direzione del momentum di una data economia. Questo indica che la maggior parte delle economie del G20 ha già toccato il fondo e che c’è una correlazione tra la velocità con cui sono state implementate le misure di lockdown e quella della ripresa economica. La maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, tra cui Germania, Francia e Italia, insieme alla Svizzera, stanno accelerando dopo aver eliminato le restrizioni. Il Regno Unito, che è stato lento nell’adozione delle misure di confinamento, è in ritardo rispetto agli altri paesi dell’Europa continentale.

È evidente la correlazione tra la velocità di implementazione delle misure di lockdown e il ritmo della ripresa delle varie economie. In questo modo i paesi dell’Asia nordorientale sono in testa al processo di normalizzazione, mentre, in termini relativi, il Regno Unito è in ritardo rispetto al resto del continente.

Rischi e mercati

Il rischio principale per la ripresa economica è ovviamente la possibilità di una seconda ondata di infezioni da Covid-19. Negli Stati Uniti abbiamo assistito a un incremento dei contagi, 25mila registrati solo il 13 giugno, in parte a causa di un aumento dei tamponi effettuati. Un’ondata di nuove infezioni a Pechino negli ultimi quattro giorni, dopo 55 giorni senza alcun caso interno, ha portato all’introduzione di misure di lockdown per alcune zone della capitale. Tuttavia va ricordato che gli strumenti per gestire una nuova ondata di infezioni sono più forti rispetto a tre mesi fa.

Man mano che i rischi della pandemia si sono attenuati, soprattutto negli Stati Uniti, in Europa e nell’area emergente, i mercati azionari hanno cominciato a incorporare una presa a forma di “V”, lasciando poco spazio al rapporto rischio/rendimento per che investe nel mercato azionario. le attese per l’Eps di quest’anno sono calate in linea con il più ampio rallentamento dell’economia, ma da quando si è adoperata una graduale riduzione delle misure id lockdown, anche le economie hanno iniziato a stabilizzarsi.

L’S&P 500 sembra ora avere un prezzo equo. Nell’ipotesi di una rapida ripresa economica, ciò lascia poco potenziale di rialzo per gli investitori azionari nei prossimi 12 mesi. Continuiamo a monitorare i segnali dei nostri dati per avere conferma del fatto che si stia effettivamente verificando una ripresa a forma di “V”, insieme agli utili del secondo trimestre e alla guidance dell’azienda, per poi modificare i portafogli dei nostri clienti in base a eventuali flessioni.

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