Se Covid rialza la testa, ecco come si muovono le principali asset class

A currency dealer wearing a face mask monitors exchange rates in a trading room at KEB Hana Bank in Seoul on March 13, 2020. - Global stock markets suffered historic falls as panic spread on March 13 over the spiralling COVID-19 coronavirus crisis that has killed nearly 5,000 and infected sport, schools and society across the planet. (Photo by Jung Yeon-je / AFP)

A cura di Ipek Ozkardeskaya, Senior Analyst di Swissquote Bank

Il rapporto tra Stati Uniti e Cina potrebbe essere ai minimi storici dopo che i primi hanno imposto sanzioni ai massimi funzionari cinesi per l’abuso dei diritti umani nella regione dello Xinjiang nello stesso momento in cui montano le tensioni anche per via degli attriti politici sulla nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta ad Hong Kong. Il mondo post-Covid forse non vedrà presto un accordo commerciale di seconda fase tra i due Paesi, mentre anche la stipula già raggiunta si muove su un terreno instabile.

Nel frattempo, i casi e le vittime del coronavirus continuano a crescere negli Stati Uniti, minacciando l’attività economica e la ripresa. Anche se l’amministrazione Trump non consentirebbe un altro completo blocco dell’economia, il comportamento sempre più cauto della popolazione potrebbe seriamente intaccare la velocità della ripresa economica post-Covid. A questo proposito, si dice che la ristorazione all’aperto sia diminuita del 95% a New York rispetto a un anno prima, mentre i trasporti pubblici sono pieni solo per la metà.

Tutto ciò accade mentre aumenta la pressione su Donald Trump e i sondaggi d’opinione mostrano l’avanzata minacciosa del suo rivale Joe Biden in vista delle elezioni di novembre. Questa posizione di favore del candidato democratico nei sondaggi mette sotto pressione anche il dollaro Usa e i mercati azionari, poiché una vittoria dei democratici è generalmente considerata negativa per le performance borsistiche.

Nonostante ciò, il Nasdaq continua a sovraperformare poichè gli investitori continuano ad accumulare titoli tecnologici a causa delle crescenti preoccupazioni riguardanti la pandemia che minaccia di bloccare ancora le famiglie in nuovi lockdown per un lungo periodo di tempo consolidando nel contempo la domanda di servizi online. Anche le scorte energetiche sono aumentate del 4,86% a conferma dell’ansia da Covid sui prezzi delle attività.

Dal punto di vista dei dati, le richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono risultate leggermente migliori del previsto di un paio di migliaia ma ancora al di sopra della soglia dei milioni. Vi è una crescente angoscia che i dati settimanali si deterioreranno presto a causa della riapertura accidentata delle varie attività e della lenta ripresa in molti Stati. Nel frattempo, i prezzi alla produzione negli Stati Uniti potrebbero essere migliorati a giugno, ma i livelli prossimi allo zero non dovrebbero interferire con l’aspettativa di ulteriori stimoli da parte della Federal Reserve (Fed) nel prossimo futuro.

La domanda di beni rifugio è aumentata: i titoli del Tesoro Usa, lo yen e il franco svizzero sono tutti in guadagno. Parziale ritracciamento dell’oro a 1795 dollari per oncia con gli investitori che stanno liquidando le loro lunghe posizioni nel metallo prezioso insieme alle loro posizioni di rischio. La vendita simultanea di oro e titoli azionari a fronte di un aumento del rischio è diventata ormai una prassi che non intacca il valore di rifugio sicuro dell’oro a medio termine. Pertanto, le prospettive generali sull’oro rimangono rialziste nonostante una correlazione intraday positiva indesiderata con le azioni.

Euro/dollaro poco mosso: un eventuale ritardo nell’approvazione del recovery fund potrebbe minacciare l’avanzamento dell’euro, prospettando cattive notizie che attenuerebbero le prospettive di crescita dell’Eurozona. Per ora, 1.12 dovrebbe fornire un supporto intermedio alla moneta unica rispetto al biglietto verde.

Il greggio Wti è scivolato sotto $ 40 mentre man mano che la pandemia rialza la testa. Le prospettive di una più lenta ripresa della domanda petrolifera combinata con un’ampia offerta globale potrebbero incoraggiare una correzione al ribasso più profonda verso 37/35 dollari.

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