Se il battito d’ali parte da Pechino si profila un uragano in Occidente?

dragone-cina

Cina sotto i riflettori

Gli ultimi dati macroeconomici cinesi pubblicati in settimana evidenziano un rallentamento di Pechino, con la produzione industriale di febbraio in crescita del 5,3%, rispetto al 5,5% atteso e al 5,7% di gennaio. Si tratta del peggior inizio d’anno dell’ultimo decennio. Certo, le festività legate al Capodanno Lunare si sono sommate alle restrizioni governative per ridurre i livelli di inquinamento, ma ciò non basta a “giustificare” questo resultato. Preoccupante poi l’incremento del tasso di disoccupazione, salito a febbraio al 5,3% (rispetto al 4,9% di fine 2018), un problema anche politico per il Premier Li Keqiang che aveva annunciato una strategia economica votata a salvaguardia del mercato del lavoro come obiettivo principale.

I pericoli che potrebbero arrivare da Pechino

“I fattori principali in gioco sono di non poco conto – avvertono gli analisti di Wing Partners Sim – a comunciare dal calo della domanda, sia interna che globale, che secondo gli analisti dovrebbe spingere a un intervento di stimolo combinato monetario e fiscale per riportare l’economia cinese in linea con gli obiettivi prefissati. In aggiunta gioca a sfavore di Pechino la precarietà dei rapporti con gli Stati Uniti, ancora alle prese con una guerra tariffaria, e la negoziazione tra i due Paesi non sta portando a passi in avanti, con alcuni punti nodali come la tutela della proprietà intellettuale che vedono le parti ancora alquanto distanti”.

La diplomazia di Trump

Per porre fine alla situazione di impasse sui dazi commerciali, il Presidente Trump ha invitato Xi al proprio resort di Mar-a-Lago, in Florida, al fine di risolvere le divergenze in maniera definitiva. Tuttavia, il Presidente cinese, memore di quanto avvenuto nell’incontro con il leader nordcoreano, teme che l’impossibilità di arrivare un accordo nell’incontro spinga gli Usa a incrementare nuovamente i dazi. “Questo scenario determinerebbe una maggiore pressione sulla Cina – sottolineano da Wing Partners Sim – deteriorandone ulteriormente l’economia e costringendo ad accettare un’intesa sfavorevole, con ripercussioni di medio termine”.

Le possibili conseguenze per i mercati finanziari

La percezione di rinnovate e serie problematiche tra Pechino e Washington potrebbe innescare con una plausibile “scusa” una repentina correzione di Wall Street e, a cascata, di tutte le altri principali piazze finanziarie mondiali. A cominciare, con probabile effetto leva, da quelle più vulnerabili e particolarmente sensibili come Piazza Affari, dove il peso e la volatilità dei titoli bancari grava sempre come una spada di Damocle, per dar spazio nei portafogli degli istituzionali a listini ed asset considerati come maggiormente protettivi come lo Smi e l’oro (tra l’altro favorito da un’eventuale, nel caso, ribasso del dollaro).  Uno scenario che trova anche riscontro nell’ormai troppo ampia distanza tra l’indice della “paura” Vix e l’S&P 500.

S&P 500 vs Vix

S&P 500 vx Vix

 

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà mostrato.


*