Sei problemi per il 2016

A cura di Nannette Hechler-Fayd’herbe, Head of Investment Strategy, Credit Suisse
L’avvio d’anno è stato caratterizzato dal panico sui mercati finanziari, con la combinazione di diversi driver negativi. Sottolineiamo delle azioni di investimento che rispondono alle principali incertezze:
1. Assisteremo a una recessione nel 2016? Pensiamo di no. L’economia statunitense gode del sostegno di
una solida creazione di posti di lavoro e di un settore dei servizi resistente che, insieme, compensano abbondantemente la debolezza nel settore manifatturiero. In definitiva, l’effetto netto globale della flessione dei prezzi del petrolio sarà verosimilmente positivo. Mentre la Cina, con ogni probabilità, crescerà più lentamente rispetto
all’anno scorso, il paese dispone dei mezzi fiscali e finanziari per evitare un hard landing. Acquisteremmo quindi asset che hanno evidenziato consistenti vendite sulla base di previsioni esagerate di una recessione, come le azioni dell’Eurozona sensibili alla crescita e il DAX tedesco, ma anche le azioni australiane e quelle del comparto informatico.
2. Perché il prezzo del petrolio è calato così tanto ed evidenzierà rapidamente un rimbalzo? Il prezzo del petrolio non è sceso per via della debolezza della domanda, ma poiché l’offerta non è stata sufficientemente contenuta e le scorte sono rimaste molto elevate. Il riequilibrio sarà probabilmente lento. Prevediamo pertanto che i prezzi del petrolio resteranno ancora in range di negoziazione più bassi, e acquisteremmo i beneficiari dei bassi prezzi del petrolio, come titoli dei beni di consumo ciclici europei, del settore auto, di compagnie aeree e navi da crociera, vendendo pesantemente gli indici azionari dei mercati emergenti (ME) orientati alle esportazioni di materie prime di Sudafrica, Brasile e Perù.
3. La Cina si sta indirizzando verso un hard landing? Non siamo di quest’idea, ma la Cina si sta trasformando da un’economia guidata dalle infrastrutture a un’economia sospinta dai consumi. Ciò implica un rallentamento della crescita del PIL quest’anno (6,5%) rispetto a quanto precedentemente ipotizzato (7,0%) e ha delle implicazioni per la domanda cinese. Venderemmo i metalli industriali, che con ogni probabilità risentiranno di un
impatto negativo, e i titoli minacciati da un CNY più competitivo. Acquisteremmo azioni che traggono vantaggio dalla crescente società di consumo cinese e dai prezzi del petrolio poco elevati, come la nostra selezione di azioni correlate al turismo asiatico.
4. Cosa implica per l’inflazione un petrolio «lower for longer»? Implica che, con ogni probabilità, l’inflazione resterà al di sotto dei target delle banche centrali sui principali mercati sviluppati. Di conseguenza, le banche centrali potrebbero contemplare di incrementare i programmi di stimolo. Inoltre, con ogni probabilità i rendimenti cresceranno di meno rispetto a quanto ipotizzato in precedenza. Acquisteremmo obbligazioni di tipo investment grade da A a BBB, che hanno registrato un ampliamento degli spread nell’ultima fase di turbolenza del mercato, portando gli asset a reddito fisso verso posizioni strategiche neutrali nell’ambito di portafogli bilanciati.
5. I titoli high yield USA o il debito dei mercati emergenti causeranno una crisi del credito? Con ogni probabilità i default aumenteranno tra i produttori di olio di scisto con un elevato ricorso alla leva finanziaria negli USA, ed eviteremmo/venderemmo le obbligazioni di emittenti che necessitano di prezzi del petrolio decisamente più elevati per giungere al pareggio. Ma una crisi del credito appare improbabile: l’esposizione delle banche statunitensi verso il credito delle società del comparto energetico high yield sembra gestibile. Alcuni paesi specifici, come Brasile, Russia e Sudafrica, devono fare i conti con sfide significative, ma complessivamente le posizioni nell’ambito del debito
estero dei ME sono relativamente solide. Deterremmo pertanto obbligazioni crossover (BB) ben diversificate nell’ambito di un portafoglio a reddito fisso ampiamente diversificato.
6. La Fed alzerà i tassi nel 2016 e quali sarebbero le conseguenze per le valute globali? Riteniamo che la Fed continuerà ad alzare i tassi d’interesse, ma potrebbe farlo più gradualmente di quanto ipotizzato in precedenza.
Andremmo quindi ad acquistare il JPY, ancora sottovalutato, vendendo il CNY. Laddove il JPY dovesse indebolirsi, per esempio a seguito di un’azione della Bank of Japan, con ogni probabilità anche il CNY registrerebbe un deprezzamento, fornendo una copertura.