Settori azionari: riduzione dei ciclici

A cura di Pictet Am
I segnali di un «livellamento» della crescita globale ci hanno indotto a ridimensionare la nostra sovraponderazione sui titoli ciclici, soprattutto sui finanziari. I margini di interesse potrebbero trovarsi sotto pressione se un leggero raffreddamento delle condizioni economiche impedisse l’irripidimento della curva dei rendimenti obbligazionari.  Allo stesso tempo, le inquietudini politiche in Italia rappresentano un rischio per le banche europee. Ad esempio, 14 banche europee possiedono una parte del debito italiano sovrano superiore alle loro riserve di capitale, secondo l’IESEG School of Management.
Allo stesso tempo, i titoli ciclici globali sono scambiati ad un premio quasi record del 27% relativo ai titoli difensivi, rispetto alla media a lungo termine del 10%.
Siamo ancora meno entusiasti sulle prospettive per le azioni statunitensi, dove numerose buone notizie sono già state scontate. Nell’ultima stagione degli utili, gli utili per azione sono cresciuti di circa un quarto nel corso dell’anno, mentre le vendite sono aumentate di oltre l’8%, con circa l’80% delle società che hanno superato le previsioni degli analisti. Ma è probabile che questo rimanga il livello massimo raggiunto nel ciclo in corso. Gli analisti auspicano una crescita di circa il
20% per l’anno di calendario nel complesso, un dato che secondo i nostri modelli fondamentali pare essere troppo ottimistico.  Quindi, sebbene le nostre valutazioni azionarie statunitensi siano scese bruscamente, dopo la caduta dei prezzi azionari, siamo convinti che queste non sono abbastanza convincenti da compensare i rischi di aumento dei tassi d’interesse.
D’altro canto, rimaniamo sovrappesati sulle azioni dell’Eurozona, che dovrebbero beneficiare del fatto che la regione è arretrata rispetto al ciclo economico statunitense. Il prezzo delle azioni della regione riflette già molte notizie negative: si prevede che gli utili europei crescano del 7% quest’anno e del 9% l’anno prossimo e che la debolezza relativa dell’euro dovrebbe offrire un ulteriore supporto.
Ovviamente molto dipende dall’evoluzione della crisi politica italiana. Esiste la possibilità che la coalizione populista si dimostri fortemente anti-europeista, provocando ulteriori perdite sui mercati obbligazionari ed azionari. Tuttavia, riteniamo che il nuovo governo sarà meno lontano dai mercati di quanto inizialmente temuto.
Nel frattempo, nonostante la crescita giapponese abbia subito una battuta d’arresto negli ultimi due trimestri, frenata dai settori legati al commercio. manteniamo comunque una sovraponderazione sui titoli giapponesi in quanto, non solo presentano valutazioni interessanti, ma dovrebbero anche continuare a ricevere sostegno da una banca centrale accomodante.
Altresì, i titoli dei Mercati Emergenti stanno restituendo parte dei guadagni realizzati nel corso di un 2017 stellare, in cui sono cresciuti del 38%. Da inizio anno i titoli dei Mercati Emergenti sono infatti calati di circa l’1% in termini di dollari. I Paesi con importanti necessità di finanziamenti esteri, come l’Argentina, la Turchia e il Sudafrica, sono sottoposti a una forte pressione. Per contro Russia, Taiwan e India sono meno vulnerabili.
Ciò che pare possibile a livello complessivo è che una maggiore volatilità diventi la norma, con rendimenti minori, e la creazione di un contesto maggiormente impegnativo per gli investitori in questa classe di attivi.