Sondaggio Morningstar tra i gestori: Italia meglio dell’Europa

L’indice di sentiment su Piazza Affari, calcolato da Morningstar, sale a 78 punti per la prima volta da gennaio 2014. I gestori prevedono un aumento della volatilità sul mercato dei titoli governativi. A giugno, fa un balzo di dieci punti l’indice di sentiment per il mercato italiano, toccando il livello più alto da gennaio 2014. Lo rivela il consueto sondaggio realizzato da Morningstar tra le principali case di investimento che operano in Italia (a cui hanno partecipato 25 investitori professionali).

Nel complesso, il Morningstar Italy Investment Sentiment Index (MIISI), costruito sulla base delle probabilità attribuite a diversi scenari (mercati in salita, stabili o in discesa) su un orizzonte di sei mesi, rimane sostanzialmente invariato rispetto a maggio per quanto riguarda il giudizio sulle principali Borse mondiali, mentre è in discesa relativamente ai prezzi dei titoli governativi.

Europa, migliora l’outlook A giugno, l’indice di sentiment sulle Borse europee si è attestato a 66,7 punti, contro i 69,7 di maggio. I gestori continuano a essere ottimisti, grazie a un quadro macro-economico in miglioramento. Secondo la Bce, “pur mantenendo la tendenza al ribasso, i rischi legati all’outlook economico per l’Eurozona sono diventati più equilibrati dopo le recenti decisioni di politica monetaria, il calo nei prezzi del petrolio e il deprezzamento dell’euro.” La volatilità sui mercati azionari è considerata come un movimento di stabilizzazione non come un segnale di cambiamento del trend.

Italia in primo piano L’indice MIISI sulla Borsa milanese sale ai massimi da gennaio 2014 (data in cui è iniziato il calcolo dell’indicatore), balzando dai 68,2 punti di maggio, a 78,2 e staccandosi da quello europeo. Gli attesi segnali di miglioramento dell’economia hanno cominciato a tradursi in realtà. Il Pmi del settore manifatturiero, un utile indicatore dell’attività industriale, a maggio ha toccato i massimi da febbraio 2011 e anche la fiducia dei consumatori è sui livelli più alti da 13 anni. Inoltre, i gestori valutano positivamente le riforme strutturali in atto. Infine, il mercato azionario è considerato a sconto rispetto al resto dell’Europa e ha attirato negli ultimi mesi flussi di investimento nei fondi comuni specializzati.

Usa, un po’ di debolezza L’indice di fiducia su Wall Street ha subito una minima variazione a giugno, attestandosi a 56,6 punti (57,4 a maggio). Nei primi mesi dell’anno, si è registrato un rallentamento dell’attività economica negli Stati Uniti, in parte dovuto a fattori transitori. Inoltre, l’inflazione rimane sotto il tasso obiettivo del 2% ed è probabile che la Federal Reserve non intervenga sui saggi di riferimento fino a quando non ci sarà un decisivo miglioramento del mercato del lavoro. Infine, sugli utili aziendali pesa il rafforzamento del dollaro nei confronti dell’euro. Tutti questi fattori inducono i gestori a propendere per uno scenario di maggiore neutralità per le azioni.

Tokyo, bene gli utili Il MIISI sull’indice Nikkei 225 scende leggermente a giugno, passando dai 65,45 punti di maggio a 63,6. Tuttavia, i gestori confermano lo scenario positivo per il mercato azionario giapponese, grazie alla favorevole dinamica degli utili aziendali, che è il risultato di cambiamenti strutturali, oltre che di fattori congiunturali. Inoltre, proseguono il processo di riforma e la politica monetaria ultra-espansiva della Bank of Japan.

Mix emergente  A giugno, i gestori hanno confermato il sentiment sui mercati emergenti espresso nei mesi scorsi. Il MIISI si è attestato a 57,6 punti (58,2 a maggio). Il quadro macro e i livelli di valutazione dei titoli azionari sono assai diversi da paese a paese. Ad esempio, l’India appare un po’ cara dopo il rally dell’anno scorso, ma ben avviata nel processo di riforma economica. Per contro, l’economia cinese dà segnali contrastanti, tuttavia la Borsa di Shanghai appare attraente in termini valutativi. In questo contesto, i gestori preferiscono un approccio selettivo.

Governativi, più volatilità A giugno, gli indici di sentiment sul Bund tedesco e il Treasury statunitense sono tornati ad allontanarsi dallo scenario neutrale. Il primo è passato da 48,7 a 43,9 punti; il secondo da 47,5 a 42,7. Nei giorni scorsi, il governativo decennale della Germania è arrivato a toccare l’1%, il livello più alto da settembre 2014 e lontano dai minimi raggiunti ad aprile con l’avvio del Quantitative easing (allentamento monetario) da parte della Bce. I gestori si aspettano un aumento della volatilità nei prossimi mesi, in seguito al miglioramento delle aspettative sulla crescita economica e alle tensioni legate al debito ellenico. Le dinamiche macro alimentano la volatilità anche sul mercato obbligazionario americano.

Per quanto riguarda il BTp decennale italiano, l’indice di sentiment è sceso da 53,1 (maggio) a 46,4 punti. Secondo alcuni, il divario di rendimenti tra i titoli periferici e il Bund tedesco, che si è creato di recente, offre opportunità di acquisto dei primi in un’ottica tattica.Si è allontanato da uno scenario di neutralità anche l’indice MIISI sulle obbligazioni emergenti, calato a 47 punti a giugno. L’attenzione degli investitori è concentrata sulle emissioni in dollari, che offrono un buon rendimento rispetto al Treasury americano.

Euro/dollaro senza scossoni A giugno, l’indice MIISI sul rapporto di cambio tra euro e dollaro è leggermente sceso a 43,2 punti (44 punti a maggio).  Il mercato valutario è influenzato dall’andamento dei titoli governativi core sulle due sponde dell’oceano.

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