S&P 500 al test dei minimi di fine 2018. I motivi del fallimento della Fed

La mossa della Fed è stata di proporzioni tali da alimentare, per una volta, l’entusiasmo di Trump, che chissà che tipo di rimbalzo si aspettava. E invece, alla riapertura, a Wall Street c’è stato l’effetto contrario con ribassi drammatici che hanno riportato le quotazioni dell’S&P 500 sui livelli di fine 2018 (in area 2.375 punti) con ribasso dal top dello scorso 19 febbraio di quasi il 30%.

Le ragioni del mancato apprezzamento della manovra della Fed

“Sui motivi di questa accoglienza pessima dei mercati sulla manovra di Powell possiamo fare diverse ipotesi – afferma Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners Sgr – molti l’avranno vista come un segnale di disperazione della Fed, un tentativo di rafforzamento delle misure varate il 3 marzo, che dopo un effimero rimbalzo avevano portato altre perdite; altri invece avranno pensato che dopo questa mossa, l’arsenale della Fed sembra arrivato vicino al livello di quello delle altre banche centrali, ovvero ormai sguarnito e l’averlo già vuotato prima che la crisi prenda piede negli USa da un idea di precipitosità da parte di Powell & C.; infine, in generale la politica monetaria viene vista come scarsamente efficace per  contenere l’attuale crisi visto che il coronavirus è immune al QE”.

“La mia impressione, però, è che il mercato stia interpretando un po’ frettolosamente gli eventi – avverte Sersale – la mossa della Fed mi pare sia sia, si, volta a rendere ancora più accomodanti le condizioni finanziarie, ma anche a predisporre, in termini di tassi e flessibilità del programma di acquisti, il mercato ad uno tsumani di emissioni dovute ad un potenzialmente enorme piano di stimolo fiscale. Non quindi una mossa disperata per ovviare alla mancanza di risolutezza delle autorità fiscali, ma segnali di coordinamento della politica monetaria con quella fiscale. Troppo ottimista? Può essere. Ma un -11% di Wall Street dovrebbe costituire un buon incentivo a darsi da fare“.

“Con questo non voglio dire che abbiamo visto il minmo del movimento, ma solo che se i vari Governanti rompono un po’ gli indugi, potremmo vedere un po di sollievo sul mercato, nelle prossime sedute” conclude Sersale.

Il quadro tecnico dell’indice S&P 500

Come detto la discesa ha spinto i corsi dell’S&P 500 a ridosso dei minimi di fine 2018, in area 2.400/2.345 punti. Un supporto statico dal quale il paniere potrebbe beneficiare di un rimbalzo tecnico, visto anche l’impressionante rialzo ai massimi del Vix, il cosidetto indice della paura, e un suo consequenziale ritracciamento almeno parziale nelle prossime sedute.

In quest’ottica i prossimi obiettivi sono individuabili in zona 2.480/2.500 prima, 2.615/2.680 in seguito e ancora a quota 2.730. Stop loss da posizionare a 2.345 puntiG.R.

Il trend dell’S&P 500 nel medio periodo

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