"Sui mercati azionari potrebbe delinearsi un ampio trading range"

a cura di Banca Intermobilare

Continua la fase di risk-off sui mercati finanziari come ben testimonia il movimento del Bund. Alla base di uno dei peggiori mesi di gennaio da molti anni a questa parte vi sono molteplici fattori, anche se in alcuni casi le preoccupazioni potrebbero essere eccessive:

– i timori di rallentamento dell’economia americana: seppure i dati recenti non sono stati per nulla brillanti, l’economia americana dovrebbe confermare il suo trend di modesta crescita;

– la frenata dell’economia cinese: su questo punto la visibilità è obiettivamente bassa e l’interrogativo sull’entità del rallentamento dell’economia cinese probabilmente ci accompagnerà ancora per molto;

– il crollo del prezzo del petrolio: nel breve permangono le condizioni di eccesso di offerta e l’importante è evitare un movimento disordinato che metta in forte crisi qualche produttore emergente piuttosto che i produttori di shale gas americani; al tempo stesso, va tenuto presente che nel medio termine i bassi prezzi dovrebbero favorire il riequilibrio e non vanno dimenticati gli effetti positivi del basso costo del greggio;

– le preoccupazioni sulla tenuta del sistema bancario italiano: per quanto la gestione delle sofferenze per definizione non possa avvenire in tempi brevi e questo continuerà a favorire la speculazione, non riteniamo vi sia un problema di tenuta del sistema bancario italiano, anche se la componente azionaria delle banche resterà molto volatile.

In questo contesto piuttosto confuso in cui gli operatori fanno fatica ad individuare dei punti fermi, un ruolo fondamentale continua ad essere giocato dalle Banche Centrali. Dopo le aperture di Draghi, l’ennesima conferma in questo senso è arrivata la settimana scorsa dai meeting della FED e della BoJ.

Non si può però Non si può però trascurare il fatto che, a distanza di circa otto anni dallo scoppio della crisi, le politiche monetarie iper-espansive sono destinate a perdere di efficacia e le Banche Centrali di credibilità, tanto più che la FED, considerata la fase di ciclo dell’economia americana, si trova in una posizione estremamente scomoda.

Se la profondità delle correzioni ed i livelli di pessimismo raggiunti lasciano spazi per rimbalzi anche importanti, l’impressione è che non vi siano le condizioni per la ripresa di un chiaro trend al rialzo, ma piuttosto un movimento di ampio trading range delle principali Borse, tra l’altro, con una volatilità che è destinata a restare elevata e comunque superiore rispetto a quella che abbiamo sperimentato negli anni passati.

In questo scenario di difficile lettura la componente core dei portafogli continua a richiedere una certa cautela sull’azionario.
Per avere qualche punto di riferimento, sull’S&P500 va monitorata l’area intorno al minimo intraday dello scorso 20 gennaio a 1812, mentre sull’Europa gli indici principali sono ormai su livelli significativi e delicati (3000-2900 di EuroStoxx50 e 9400-9300 di DAX).