Tra gli emergenti Ubs Global AM predilige l'India

India
Taj Mahal

di Projit Chatterjee, equity strategist global emerging markets e Asia Pacific di Ubs Global AM

C’è molto rumore in questo momento sui mercati emergenti. Per fare una corretta analisi bisogna però notare che questi mercati sono fondamentalmente vicini alla fine del ciclo economico, iniziato con il boom nel 2003 e che ha subito una correzione tra il 2010 e il 2012. Negli ultimi anni del boom, alcuni dati, per esempio quello del debito, si sono necessariamente consolidati. E sono nodi che richiedo tempo per essere sciolti. Attualmente, la crescita economica e il credito stanno rallentando, anche se ci sono alcuni fattori positivi da tenere in considerazione, come la serie di riforme previste nell’agenda di alcuni Paesi, in particolare in Asia. Inoltre, le valutazioni delle società dei mercati emergenti sono convenienti a livello strutturale considerando il fattore demografico e la crescita economica sempre più legata ai consumi. Ci aspettiamo possibili venti contrari, ma rimaniamo positivi sul medio e lungo termine.

All’interno della categoria degli emergenti, stiamo attualmente monitorando con attenzione il comparto azionario. Tra le aree che prediligiamo, l’India sembra la migliore in una prospettiva di medio e lungo termine e anche da un punto di vista di crescita strutturale, dal momento che l’economia sembra aver raggiunto il suo livello più basso. La strada intrapresa sembra valida, anche se lenta, e anche per quanto riguarda le imprese che operano sul mercato ci sono buone prospettive. Tra i settori che riteniamo più interessanti ci piace quello farmaceutico di alta qualità con un buon management, che beneficia della quota di mercato negli Sati Uniti così come del mercato interno. C’è poi il settore IT, nel quale ci sono compagnie amministrate molto bene che traggono beneficio anche dall’attività non solo domestica. Siamo positivi anche sul settore automobilistico – che ha avuto uno spazio importante nella ripresa del Paese – e su quello bancario, dove alcuni istituti privati sono ben gestiti e dovrebbero essere in grado di giocare un certo ruolo nella ripresa indiana.

Per quanto riguarda la Cina, guardiamo con interesse ad alcuni settori come l’e-commerce e l’healthcare che appaiono attraenti, ma anche le compagnie assicurative sono un’altra aerea interessante. A differenza di altri Paesi, in cui stiamo assistendo ad un rallentamento economico ciclico, in Cina il rallentamento è più strutturale.

L’Indonesia ha una buona storia strutturale a lungo termine, nonostante ci siano fattori negativi sul breve. Siamo positivi anche sulle Filippine, che mostrano una buona crescita economica e del credito destinata a proseguire.

Guardando al di fuori dell’area Asia –Pacifico, infine, troviamo interessante il settore bancario di Paesi come Messico o Brasile.