Tre elementi, più uno, che fanno preoccupare l’economia Usa

Stretta fra la possibilità di impeachment del presidente Donald Trump, dati macroeconomici in chiaroscuro e valutazioni eccessive dell’equity la Borsa americana nelle ultime settimane si è mossa con una certa prudenza.

L’indice Morningstar US market in un mese (fino al primo ottobre e calcolato in euro) ha guadagnato lo 0,43% in dollari (+1,3% in euro), portando a +18,9% la performance da inizio anno.

Indice Morningstar US Market
Usa

Dati in dollari aggiornati all’1 ottobre 2019
Fonte: Morningstar Direct

Per quanto riguarda il fronte politico, il presidente ha risposto al tentativo di rimozione forzata dalla Casa Bianca, innescato a seguito delle accuse di aver fatto pressioni su un leader straniero perché aprisse un’indagine nei confronti di Joe Biden (ex vicepresidente americano e probabile sfidante di Trump alle elezioni del 2020) parlando di “tentativo di colpo di stato”. Secondo diversi osservatori politici la situazione rischia di metterlo in difficoltà  durante la campagna elettorale.

Il quadro macro

Lo scontro politico avviene in un momento in cui l’amministrazione Trump non può far conto su una situazione economica florida come è avvenuto in passato.

-A settembre, l’Ism manifatturiero (l’indice che misura la performance del settore manifatturiero negli Usa) ha registrato la seconda contrazione mensile consecutiva ed è sceso al livello più basso dal 2009.

-Sempre a settembre l’indice Ihs Markit Flash U.S. Composite Purchasing Managers è salito a quota 51 rispetto al livello di 50,7 di agosto. Ogni lettura sopra cinquanta indica espansione, ma il dato del mese scorso è al di sotto delle attese degli economisti.

– Secondo Bureau of Economic Analysis il tasso dei risparmi personali è salito all’8,1% grazie a un aumento delle entrate maggiore delle spese.

-L’inflazione, intanto, mostra di muoversi verso quel tetto del 2% tanto auspicato dalla Federal Reserve.

Proprio la Banca centrale americana il 18 settembre ha tagliato i fund rate di altri 25 punti base portandoli nella forchetta compresa fra 1,75% e 2%. Si tratta del secondo taglio dopo quello di agosto.

Guerra dei dazi, il quarto elemento

In questa situazione, le famiglie americane e gli investitori non hanno ancora fatto i conti con il nuovo round della guerra delle tariffe fra Stati Uniti e Cina che, a meno di ripensamenti, prenderà  il via il 15 dicembre (cioè a ridosso della stagione dello shopping natalizio) e che prevede dazi del 10% su beni di largo consumo per 300 miliardi di dollari. Le nuove tariffe si andrebbero a unire a quelle del 25% scattate il primo di agosto per importazioni per 250 miliardi di dollari e che hanno interessato soprattutto la grande industria.

Opportunità  nel settore energetico, occhio alle utility

Dal punto di vista operativo il consiglio è quello di muoversi con prudenza. “La crescita economica degli Stati Uniti è stata continua ma, indipendentemente dai parametri che utilizziamo, facciamo fatica a giustificare le attuali valutazioni”, spiega Eugene Visage, Portfolio specialist di Morningstar Investment Management (Mim). “Va detto, comunque, che alcuni settori hanno prezzi più convenienti di altri”.

Quali sono i segmenti al momento più interessanti? “Fra gli 11 settori economici continuiamo a vedere opportunità tra gli energy, mentre il comparto meno attraente è quello utility”, dice Daniel Rohr, Director equity research North America di Morningstar Research Services. “Qui, in particolare, i prezzi sono sempre più sganciati da quelle che sono le prospettive sui flussi di cassa nel lungo termine”.

Nella tabella in basso sono elencati i cinque fondi della categoria Usa Large cap value che hanno la maggiore presenza netta di titoli del settore energy.
energy

Nella tabella sotto, invece, sono elencati i cinque fondi della stessa categoria che vedono la maggior presenza netta di azionario utility.
utility

A cura di Morningstar

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