Trump allenta i vincoli ai fornitori di Huawei, StM riparte a razzo

STmicroelectronics fabrication de composants electroniques a Rousset puces microprocesseurs en salle blanche

Tutto abbastanza come previsto al termine del G20 di Osaka, dopo l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. I dazi imposti da Trump sulle importazioni cinesi restano, ma non aumentano. In campenso “the Donald” pur confermando Huwei nella lista dei cattivi annuncia: “le compagnie statunitensi possono vendere attrezzature a Huawei, lì dove non ci sono grandi problemi con la sicurezza nazionale”.

Tra i due paesi “i negoziati ripartiranno laddove li avevamo lasciati”, ossia da dazi del 25% su 200 miliardi di importazioni dalla Cina negli Usa e del 25% su 60 miliardi di beni “made in Usa” importati dalla Cina. Ma non ci saranno ulteriori dazi del 10% su altri 300 miliardi di beni importati da Pechino (che spesso sono prodotti americani prodotti in Cina). Quanto basta per far tirare un sospiro di sollievo alle borse, che avevano scommesso su questo risultato ma si erano messe alla finestra nelle ultime sedute.

Tra le blue chip di Milano c’è però un primo vincitore: Stmicroelectronics, che stamane ha aperto in rialzo di oltre il 5% risalendo in area 16,4-16,5 euro per azione, con buoni volumi già superiori ai 3,6 milioni di pezzi dopo poco più di un’ora di contrattazioni. Come Stm reagiscono anche la tedesca Infineon (+4,1%) e l’austriaca Ams (+9,3%), dato che la mossa di Trump alleggerisce le restrizioni sull’intera catena di fornitori di componenti del colosso cinese del 5G, tra cui i gruppi europei citati.

Attenzione però: resta in vigore la scadenza fissata per il 19 agosto prossimo, quando scadranno i 90 giorni concessi a Huawei per riorganizzarsi. Se dopo tale data Trump dovesse nuovamente bloccare ogni rapporto tra aziende americane e il gruppo cinese, Google e Microsoft dovrebbero definitivamente sospendere le relative licenze per pc e smartphone e il colosso di Shenzhen ha già fatto sapere di essere pronto a lanciare un proprio sistema operativo entro l’autunno.

I giudizi degli analisti du StM

Nel complesso tuttavia il tono del mercato nei confronti del comparto high-tech e in particolare di Stmicroelectronics è oggi visibilmente più disteso. I giudizi sul titolo Stm restano ampiamente positivi, con 14 “buy”, 5 “hold” e solo un “sell” ed un target price medio (in base alle raccomandazinoi degli ultimi 3 mesi) di 19,06 euro che indica un potenziale rialzista del 16% abbondante.

I multipli di StM

Ai livelli attuali, inoltre, Stmicroelectronics vale circa 9,6 volte l’utile per azione normalizzato (previsto pari a poco più di 1,62 euro nel corso dell’esercizio), ovvero 15,8 volte l’utile netto contabile, con un dividendo di consenso previsto pari a 22 centesimi per azione nel corso del 2019. Valori che non appaiono eccessivamente “tirati” e potrebbero dare spazio a un re-rating del titolo se le tensioni commerciali tra Usa e Cina andranno ulteriomente scemando nel corso dell’estate.

Gli analisti tecnici sono particolarmente positivi e segnalano uno “strong buy” (acquistare con decisione) sul brevissimo-breve termine, mentre indicano un trend positivo ma più moderato a medio-lungo termine. Le primissime resistenze/target indicate tar 16,25 e 16,35 potrebbero trasformarsi in supporti se il titolo dovesse confermare una chiusura sopra le stesse con buoni volumi.



L’andamento di StM a Piazza Affari

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