Trump-Fed, mezzogiorno e mezzo di fuoco

A cura di Aqa Capital

Hedley Lamarr: «La mia mente è un torrente vorticoso, che trabocca cascate di idee in una grandiosa apoteosi di alternative creative».

Citazione tratta da Mezzogiorno e mezzo di fuoco, film del 1974 diretto e interpretato da Mel Brooks

Wall Street è come un «torrente vorticoso» che «trabocca cascate» di dividendi e buyback (almeno per quanto riguarda il settore bancario). I grandi istituti statunitensi vogliono infatti premiare gli investitori dopo aver superato il secondo round degli stress test annuali della Federal Reserve. Goldman Sachs aumenterà il suo dividendo di quasi il 50% (da 85 centesimi a 1,25 dollari per azione). Inoltre il gruppo ha dato il via libera a un piano di buyback da 7 miliardi di dollari, mentre quello del 2018 valeva 5 miliardi. JP Morgan Chase, invece, aumenterà la cedola del 13% a 90 centesimi. E il riacquisto di azioni proprie potrà arrivare fino a 29,4 miliardi di dollari, contro i 20,7 miliardi dello scorso anno. La lista continua: Bank of America alzerà il suo dividendo da 15 a 18 centesimi, con un buyback fino a 30,9 miliardi di dollari. Citigroup alzerà la cedola da 45 a 51 centesimi, mentre il piano di riacquisto di azioni proprie si aggira intorno a quota 21 miliardi di dollari. Il dividendo di Morgan Stanley passerà da 30 a 35 centesimi, con un buyback da 6 miliardi di dollari.

Ma su 18 banche, tuttavia, c’è un istituto che non ha passato l’esame. Parliamo della divisione Usa del Credit Suisse che dovrà risolvere entro il prossimo 27 ottobre alcune fragilità riscontrate durante lo stress test. Fino a quando non riuscirà a sistemare questa situazione, la distribuzione di capitali da parte del gruppo elvetico dovrà rimanere ai livelli del 2018.

Anche la Federal Reserve, tuttavia, ha chi la boccia. Il presidente americano, Donald Trump, come un «torrente vorticoso» ha traboccato «cascate» di lamentele verso il presidente dell’istituto, Jerome Powell, accusato di seguire una politica troppo stringente. Il numero uno della Fed, recentemente,ha sì lasciato aperta la porta a un possibile taglio dei tassi, ma si è ben guardato dal parlare di una imminente riduzione. E James Bullard, presidente della Fed di St. Louis, ha dichiarato che un taglio di 50 punti base nella riunione di luglio non è al momento necessario, deludendo così le speranze degli operatori. Ma il loro morale è stato risollevato dalla tregua tra Stati Uniti e Cina. Trump ha annunciato infatti che non scatteranno i dazi aggiuntivi al 10% su altri 325 miliardi di dollari di importazioni da Pechino e, anzi, riprenderanno i negoziati. Le aziende a stelle e strisce, inoltre, potranno tornare a vendere i loro prodotti a Huawei, che era stata colpita da un bando. In effetti molti gruppi Usa del settore avevano già chiesto all’inquilino della Casa Bianca di rimuovere il provvedimento, che danneggiava gli Stati Uniti forse più di quanto danneggiasse la Cina. Basti pensare che da alcuni media americani Huawei viene definita «too big to fail». La svolta è avvenuta nei giorni scorsi durante il G20 di Osaka, in Giappone, e le Borse mondiali hanno festeggiato aprendo in rialzo nella giornata di lunedì. In Europa si è messo in risalto soprattutto il Dax.

Nel Vecchio Continente sono arrivati nuovi dati sull’inflazione dell’Eurozona, che non mostra importanti variazioni nel mese di giugno.È quanto evidenziato dai dati preliminari dell’istituto di statistica Eurostat. I prezzi al consumo sono previsti in crescita dell’1,2% su base tendenziale, così come nel mese di maggio. Il dato, lontano dal target della Bce, è in linea con le attese degli analisti. A rincuorare i mercati è stata l’inflazione core, che esclude le componenti più volatili come cibo ed energia, la quale accelera a +1,1% anno su anno, contro il +0,8% registrato a maggio e sopra le stime del consenso a +1%. Risultati che fanno “scordare” agli operatori i precedenti dati sull’indice Ifo tedesco, che misura la fiducia delle imprese, calato a giugno a 97,4 da 97,9 di maggio (diminuito a sua volta da 99,2 di aprile); si tratta del livello più basso dal 2014. Le stime indicavano invece un indice a 97,6.

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