Un atteggiamento positivo fa bene. Anche sui mercati

A cura di Luca Tobagi, Investment Strategist di Invesco

Entriamo nel 2020 dopo un anno molto interessante, in cui i mercati finanziari hanno avuto rendimenti molto positivi, pur in assenza di flussi importanti in acquisto. Questo segnala che in pochi hanno creduto al rally.

In effetti, il 2019 è stato un anno in cui l’atteggiamento dei mercati nei confronti di un flusso di notizie che avrebbe potuto prestarsi a interpretazioni anche decisamente negative è cambiato. La guerra commerciale Usa-Cina ha vissuto alti e bassi, per la maggior parte dell’anno soprattutto bassi, fino a un’apparente svolta positiva in dicembre. Abbiamo avuto un’ondata di sommovimenti sociali e politici in molti Paesi in tutti i continenti: America Latina, Medio Oriente, Africa. Quando ci sono state elezioni, le campagne sono state tormentate. Nei paesi avanzati, la Francia è stata teatro di proteste e scioperi, negli Usa la Camera dei Rappresentanti ha votato l’impeachment del presidente Trump e sinceramente la durata e la violenza delle proteste a Hong Kong mi hanno impressionato più di ogni altro evento geopolitico del 2019.

E non dimentichiamoci che siamo entrati nel 2019 dopo uno degli ultimi trimestri dell’anno peggiori della storia, dal punto di vista delle performance di mercato. In questo senso, lo spartiacque è stato, all’inizio dell’anno, il cambiamento di rotta delle principali banche centrali, a cominciare dalla Fed e dalla Bce.

La mappa del rischio politico (economico e sociale) presentata nel grafico 1 ci mostra un mondo dove le zone considerate tranquille sono abbastanza poche. E sì, avete visto bene, fra i Paesi colorati di giallo c’è anche l’Italia. Abbiamo già sostenuto in passato che gli eventi geopolitici tendano a incidere per brevi periodi a meno che l’economia non risulti danneggiata (come nei periodi della Grande Depressione o della crisi petrolifera, si veda il grafico 2).

La lezione del 2019, secondo me, non è quella che essere superficialmente ottimisti a tutti i costi paghi, o che si possa trascurare un’analisi accurata dei possibili fattori di rischio di varia natura. Piuttosto, è quella che è sempre difficile riuscire a prevedere la dinamica dei mercati e in particolare la loro reazione a notizie che possono avere un impatto psicologico forte sugli osservatori, come ad esempio quelle legate alla politica.

E siccome i mercati tendono a salire più spesso di quanto scendano, anche su orizzonti temporali brevi come il singolo giorno, riuscire a conservare la freddezza per pensare che, se si ha una tolleranza al rischio sufficientemente elevata e un orizzonte temporale abbastanza lungo, destinare una parte del patrimonio alle attività rischiose possa avere senso, anche quando il contesto appare ostile, può essere molto importante.

Il grafico 3 mostra che il 2019, pur essendo partito sotto auspici ben poco favorevoli, si è rivelato uno dei migliori anni della storia in termini di numero di giorni positivi. Curioso notare che per il Nasdaq dei record sia stato soltanto il ventiduesimo anno in termini di giornate di rialzo sul totale.

Forse il messaggio da ricordare è proprio questo: il mondo sarà sempre un luogo pieno di incognite e anche i mercati finanziari lo sono. La capacità di stare attenti ai rischi e nel frattempo gettare il cuore oltre l’ostacolo nelle fasi di incertezza, soprattutto quando abbiamo ragioni per pensare che le probabilità potrebbero essere a nostro favore nel lungo periodo, è decisiva ed è qualcosa alla quale ci posssiamo educare.

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