Unicredit perde quota, c’è il rischio che Mustier lasci?

Il settore bancario europeo resta sotto i riflettori dei mercati, complice il “giro di poltrone” in corso. Se in Italia si guarda al destino di Victor Massiah (in relazione all’esito dell’offerta ostile di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca) e di Marco Morelli (il successore potrebbe essere Marina Natale, al momento a capo di Amco, l’ex “bad bank” Sga), in Svizzera è di ieri l’annuncio che dopo nove anni Sergio Ermotti lascerà da novembre la poltrona di Ceo di Ubs per far spazio a Ralph Hamers, finora a capo di Ing (dove deve essere ancora scelto il suo successore), dopo che già Credit Suisse aveva annunciato l’uscita di Tidjane Thiam, dimessosi dopo lo “scandalo pedinamenti” e sostituito da Thomas Gottstein.

Ultimo “gossip” è che a capo di Hsbc (che dopo le dimissioni di John Flint è guidato “ad interim” da Noel Quinn) potrebbe arrivare Jean-Pierre Mustier, numero uno di Unicredit che a differenza di altri suoi parigrado come Carlo Messina (Ceo di Intesa Sanpaolo) in Italia non gode di particolare buona stampa, ma che ha appena presentato il nuovo piano triennale dell’istituto (e in passato era già stato indicato come possibile nuovo numero uno di Deutsche Bank o di Societe Generale). Il “valzer delle poltrone” oltre che un gossip potrebbe rappresentare un evento importante per il comparto nella misura in cui favorisse il processo di consolidamento.

Ipotesi di consolidamento

Consolidamento che, stante la non compiuta unione bancaria europea, tuttora contraddistinta da un quadro normativo frammentato a livello nazionale e pesantemente influenzato da interessi politici, potrebbe più facilmente essere condotto a livello di singolo stato membro che tramite le più volte ventilate operzioni cross-border. Nell’uno come nell’altro caso gli investitori staranno attenti a che non vengano accettate, da parte degli acquirenti, valutazioni eccessive e che il rischio di esecuzione sia gestibile.

Troppo spesso, infatti, nel caso di offerte concordate si sono visti pagati multipli eccessivamente elevati che hanno finito col deprimere multipli reddituali già modesti, mentre nel caso di offerte non concordate (valga il ricordo di Abn Amro o, in Italia, di Capitalia) gli acquirenti si sono ritrovati impantanati con asset privi di interesse strategico che sono poi stati più o meno faticosamente ceduti. Uno schema che sembra voler seguire anche Messina nel caso di successo dell’offerta ostile su Ubi Banca (è prevista la cessione di 400-500 sportelli a Bper Banca e delle relative attività assicurative al gruppo Unipol, che dell’istituto emiliano è il principale azionista).

Tutto questo detto, Unicredit potrebbe dunque finire sotto la lente del mercato sia per l’avvio del nuovo piano triennale (che prevede nuovi tagli dei costi e riduzioni del personale) sia per la partecipazione al processo di consolidamento in Italia (se Mustier dovesse lasciare) o in Europa (se le autorità tedesche o francesi dovessero aprire all’acquisizione del controllo di gruppi come Commezbank, Deutsche Bank o Societe Generale da parte di un istituto estero). In entrambi icasi non è detto che la reazione del mercato sia positiva, salvo che non si vada creando un nuovo soggetto realmente in grado di migliorare la propria redditività, facendo leva su sinergie di costo ma anche di ricavi.

Il giudizio degli analisti su Unicredit

Ad oggi il titolo Unicredit (30,6 miliardi di capitalizzazione in borsa) tratta su livelli di circa il 20% più alti rispetto a 12 mesi fa (alla chiusura di ieri), con prezzi che stamane scendono sotto i 13,5 euro per azione, in calo di oltre il 2%, risentendo sia delle voci su Mustier sia delle prese di profitto che colpiscono l’intero comparto bancario europeo dopo i rialzi delle ultime sedute. Gli analisti fondamentali sono comunque molto positivi sulle prospettive del titolo, tanto che esistono ben 23 report rialzisti (10 “buy” e 13 “outperform”) a fronte di appena 2 report neutrali e nessun giudizio negativo.

Anche il prezzo obiettivo medio, pari a 15,8 euro per azione, sembra garantire un margine rialzista sufficientemente ampio dai livelli correnti (+18%), contraddistinti da un rapporto prezzo/utili attesi inferiore alle 8 volte e da un dividend yield (dividendo 2020 sui risultati 2019 pari a 63 centesimi) pari al 4,7%, con la possibilità già annunciata di dividendi “extra” nel 2021 e/o nel 2022 in base alle proiezioni del Cet1 buffer in eccesso e ricordando che è previsto anche un buy-back da 500 milioni di euro che offrirà ulteriore sostegno al titolo.

Unico segnale stonato è quello che proviene dal quadro tecnico, con un chiaro indebolimento a brevissimo-breve termine del trend positivo di medio-lungo periodo, dato anche l’incremento dei volumi nella seduta di ieri, chiusa in calo del 2,9%.Il trend primario è ora neutrale (da positivo), così come quello secondario (passato da rialzista a ribassista), con la caduta delle quotazioni sotto la media mobile veloce. Anche lo stocastico conferma l’apertura di una fase ribassista del trend secondario, mentre l’indicatore di forza relativa (Rsi) non fornisce ancora chiare indicazioni operative mantenendosi per ora nella parte superiore della propria banda di oscillazione, ma con valori in diminuzione.

Per gli investitori più avvezzi al rischio eventuali acquisti potrebbero essere fatti su debolezza, attorno ai supporti individuati oggi in area 13,55-13,50 euro ovvero sui 13,10-13,00 euro per azione e poi eventualmente anche a 12,75-12,65 euro se le vendite dovessero farsi più consistenti. Per chi volesse sfruttare eventuali rimbalzi per un alleggerimento, le resistenze sono invece individuate ad almeno 13,70-13,75 euro, ossia sui livelli della chiusura precedente, superata la quale si potrebbe sperare in un rimbalzo sino ai 14,15-14,20 euro prime e poi sui 14,35-14,45 euro (con un ulteriore estensione a 14,75-15,00 euro che consentirebbe di centrare anche l’obiettivo più alto della strategia rialzista precedentemente individuata). Stop loss rigorose, a breve-medio termine, in caso di caduta dei prezzi sotto i 12 euro e ancor di più sotto i 10,8 euro per azione.

L’andamento in Borsa di Unicredit negli ultimi 12 mesi

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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