Usa, crolla l’occupazione: l’effetto coronavirus

A cura di Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia

Il Dipartimento del Lavoro Usa ha reso noto che nella settimana conclusasi il 21 marzo le richieste di sussidi di disoccupazione sono ammontate a 3 milioni e 283 mila unità, in incremento di 3 milioni circa e ben peggiori rispetto alle aspettative del consensus che si attestavano a 1,5 milioni. E’ il dato più alto da quando il Dipartimento ha iniziato le rilevazioni. Il precedente record era stato registrato nell’ottobre 1982 quando i jobless claims erano stati pari 695mila, legati alla decisione della Federal Reserve di alzare i tassi d’interesse fino al 20% per combattere l’inflazione. La media mobile a 4 settimane risulta pari a 998mila richieste, in aumento di 765mila rispetto alla precedente.

L’aumento dei sussidi è legato alla diffusione del Covid-19 negli Stati Uniti. Esiste una corrispondenza tra gli Stati più colpiti dall’outbreak del coronavirus e le richieste di sussidi. Nella settimana dal 7 al 14 marzo le richieste più alte sono state in California, Washington, Pennsylvania e Massachusetts.

Valutazione

Sono i primi dati importanti sul mondo del lavoro che danno un’idea delle conseguenze negative della diffusione del coronavirus negli Stati Uniti. Riteniamo che la Federal Reserve e il Congresso Usa abbiano già adottato misure importanti per sostenere la liquidità sul mercato del credito per le imprese in difficoltà e introdotto aiuti per le famiglie. L’obiettivo anche per gli Stati Uniti, come per l’Europa, sarà la difesa dei posti di lavoro con ogni mezzo disponibile. Valutiamo che l’amministrazione Trump possa promuovere ulteriori misure a sostegno dei posti di lavoro in caso di peggioramento delle condizioni economiche. Il Paese rischia di evidenziare una crisi economica peggiore di quella del 2008, quasi ai livelli di quella del 1929. Peggiore come velocità ma molto probabilmente di una durata ben inferiore.

Crediamo, inoltre, che questi numeri aumenteranno i dubbi di Donald Trump su un possibile e nuovo cambio di strategia sulla gestione del coronavirus. Dopo una iniziale superficialità avevamo assistito a un cambio di rotta da parte del presidente Usa con misure restrittive dopo la lettura del report dell’Imperial College di Londra con le prospettive di 2 milioni di vittime in caso di mancato lancio delle misure di distanziamento sociale. Negli ultimi tweet di Trump il dilemma tra l’affrontare con misure draconiane l’emergenza sanitaria e il salvare posti di lavoro oltre che l’economia Usa si era riproposto.

Per Trump i cittadini americani vogliono tornare al lavoro il prima possibile e la cura non può essere peggiore del problema. Tuttavia dovesse seguire una linea più morbida nelle misure da intraprendere per contenere il virus, si creerebbe un nuovo corto circuito istituzionale con una crisi tra Casa Bianca e Stati Federali. Le tensioni tra Donald Trump e il potente governatore democratico di New York, Andrew Cuomo, sono già ormai elevatissime. Riteniamo che eventuali decisioni di Donald Trump in tal senso potrebbero avere nel medio/breve periodo delle reazioni negative per i mercati.

Reazione dei mercati

I future sugli indici statunitensi hanno evidenziato un movimento positivo, dopo il deludente dato, sulle aspettative riguardanti le nuove misure che saranno messe in atto dalle istituzioni Usa. Tuttavia riteniamo che nel breve periodo possano ritornare le vendite sulla scia dei timori degli investitori circa il peggioramento così veloce della situazione occupazionale statunitense. Il dollaro evidenzia forti oscillazioni ma non sembra aver preso una direzione. Il dollar index è salito fino a 100,5 dopo la pubblicazione del dato per poi scendere ai livelli pre-dato.

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