Usa, le conseguenze del coronavirus sul mercato del lavoro

A cura di Agnieszka Gehringer, Senior Research Analyst di Flossbach von Storch Research Institute

Considerando l’incremento dei sussidi di disoccupazione, è presumibile che il 40% dei lavoratori guadagni di più oggi da disoccupato rispetto al precedente impiego. Questa situazione potrebbe disincentivare la ricerca di un lavoro da parte dei disoccupati, il risultato potrebbe essere una disoccupazione strutturale più elevata.

Le conseguenze della crisi da coronavirus sul mercato del lavoro negli Stati Uniti sono state senza precedenti. In soli due mesi sono andati distrutti circa 21,4 milioni di posti di lavoro, quasi a cancellare i 22,4 milioni di posti di lavoro creati dopo la Grande Recessione del 2008/09. Per fare un confronto, durante la Grande Recessione sono stati distrutti 8,7 milioni di posti di lavoro nei 25 mesi tra febbraio 2008 e febbraio 2010 (Figura 1).

Molto diversa questa volta è anche la composizione settoriale delle conseguenze. Se durante la Grande Recessione le perdite occupazionali sono state bilanciate tra l’industria manifatturiera e quella dei servizi, oggi quasi l’84% dei posti di lavoro persi riguarda i servizi. I settori più colpiti sono quelli del trasporto e magazzinaggio, servizi professionali e commerciali, commercio all’ingrosso e al dettaglio, tempo libero e ospitalità, istruzione e salute (Figura 2). Di conseguenza, il tasso di disoccupazione complessivo è passato dal 3,5% di febbraio al 14,7% di aprile. Tuttavia, il rischio maggiore derivante dallo shock del mercato del lavoro non è tanto l’aumento della disoccupazione in sé, quanto la possibilità che si abbiano conseguenze permanenti sotto forma di aumento della disoccupazione strutturale.

Dinamiche del mercato del lavoro

Le dinamiche del mercato del lavoro possono essere spiegate in un quadro standard di domanda e offerta. La domanda di lavoro proviene dalle imprese e dipende direttamente dal costo del lavoro (principalmente salari adeguati alla produttività), oltre che da altri fattori, come il potere di mercato nella determinazione dei prezzi, la situazione del ciclo economico o gli interventi pubblici. Per quanto riguarda questi ultimi, le attuali misure di blocco dovute alla crisi del coronavirus hanno portato a una riduzione della domanda di lavoro da parte delle imprese. L’offerta di lavoro, invece, è rappresentata dai lavoratori ed è tipicamente determinata dal livello salariale, oltre che da altri fattori, come la situazione familiare e i relativi contesti istituzionali, tra cui l’assistenza alla disoccupazione. Dato che quest’ultima fornisce una fonte di reddito alternativa e non lavorativa, un aumento dell’assistenza alla disoccupazione riduce l’offerta di lavoro.

Le misure da 2.200 miliardi di dollari introdotte dal Governo americano con il Cares Act, a marzo, hanno portato le indennità di disoccupazione a un livello mai visto sin dalla creazione del programma di assicurazione contro la disoccupazione introdotto negli anni ’30. Il provvedimento prevede 600 dollari extra a settimana ai titolari delle indennità di disoccupazione. Si tratta sicuramente di un sussidio molto più generoso di quello concesso durante la Grande Recessione, pari a 25 dollari addizionali. Il provvedimento terminerà il 31 luglio, ma il Congresso potrebbe estenderlo, dato che è improbabile che la crisi sia superata entro questa data e con la campagna elettorale presidenziale alle porte.

Combinando le due principali forze che attualmente influiscono sul mercato del lavoro – le misure di lockdown e la generosa assistenza alla disoccupazione – è probabile che il mercato del lavoro si diriga verso un tasso di disoccupazione molto elevato. L’impatto sui salari è incerto a priori. Ma, data la generosità dei sussidi di disoccupazione, è prevedibile che i disoccupati saranno scoraggiati dal cercare lavoro e quindi non creeranno una pressione al ribasso sui salari. Anche se i pagamenti settimanali supplementari di 600 dollari hanno una scadenza, nuove misure, come l’aumento del salario minimo, impedirebbero al livello salariale di scendere dal proprio livello elevato.

Guadagni politici a breve termine contro perdite economiche a lungo termine

Nelle prossime settimane i responsabili politici statunitensi dovranno prendere decisioni difficili. Anche se l’attuale lockdown diventa sempre più insostenibile dal punto di vista economico ed è probabile che si allenti presto, le decisioni riguardanti il mercato del lavoro comportano difficili compromessi tra possibili guadagni politici a breve termine e perdite economiche a lungo termine.

Tagliare le indennità di disoccupazione già ad agosto incentiverebbe i disoccupati a cercare un impiego, contribuendo a una più rapida ripresa dell’economia. Tuttavia, l’opzione è politicamente problematica, in quanto ridurrebbe il reddito di coloro che attualmente ricevono più sussidi senza lavorare di quanto ne ricevessero prima, e questo poco prima di un’importante elezione.

Se le generose indennità di disoccupazione dovessero essere confermate, i disoccupati non avrebbero alcun incentivo a cercare impiego. Inoltre, la continua incertezza nel settore delle imprese potrebbe ostacolare gli investimenti o addirittura intensificare i fallimenti di imprese finanziariamente colpite. Pertanto, quanto più a lungo durano le misure eccezionali del mercato del lavoro e le regole di lockdown, tanto maggiore è il rischio di conseguenze negative a lungo termine sia per il mercato del lavoro sia per l’economia in generale. I politici dovranno quindi soppesare i benefici politici a breve termine rispetto ai costi economici a lungo termine. Il più delle volte, in politica, il breve termine vince sul lungo termine.

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