Vaccini, il “Jurassic Park” dei mercati

A cura di Aqa Capital

John Hammond (interpretato da Richard Attenborough): «Come si fa a trovarsi illuminati da una scoperta e a non agire?»
Citazione tratta da Jurassic Park, film del 1993 diretto da Steven Spielberg

Qual è la “scoperta” che sta illuminando il mondo in questo periodo? Certamente, la principale o una delle principali riguarda il vaccino contro il Covid-19. Anche se forse è meglio parlare di “scoperte”, poiché sono sempre più i candidati vaccini che si avviano verso la probabile validazione finale da parte delle autorità sanitarie competenti. Tali notizie sono state accolte positivamente dai mercati, che vedono la possibilità di sconfiggere il virus e, quindi, fermare il suo duro impatto economico.

Lunedì mattina, infatti, il gruppo farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca ha annunciato che le analisi più recenti hanno mostrato che il suo vaccino contro il coronavirus, sviluppato insieme a Oxford e all’azienda italiana Advent-Irbm, ha un’efficacia media del 70%, ma arriva al 90% se si somministra prima mezza dose e poi una dose intera per il richiamo.

L’annuncio è arrivato dopo quello del gruppo americano Pfizer, che la settimana scorsa ha illustrato i risultati del suo potenziale vaccino, efficace al 95%. I dati presentati dalla società, che ha sviluppato il prodotto con il partner BioNTech, hanno mostrato la capacità di prevenire le forme sia lievi che gravi di Covid-19.

Insieme a Pfizer e AstraZeneca, c’è anche Moderna. Il gruppo statunitense ha fatto sapere di recente che il suo candidato vaccino, dopo la terza fase di sperimentazione su 30.000 volontari, ha mostrato un’efficacia del 94,5%.

Insomma, pur non dimenticandoci che mancano le autorizzazioni finali, la scoperta di vaccini potenzialmente efficaci sta illuminando il mondo e i mercati. Quindi, come dice John Hammond, come si fa “a non agire?”. E infatti i governi di tutto il mondo stanno agendo, preparandosi a conservare e distribuire i vaccini nei rispettivi Paesi.

Una volta ricevuto il via libera finale, “il nostro sarà il vaccino del mondo. Produrremo e distribuiremo 3 miliardi di dosi nei primi tre mesi del 2021”, ha dichiarato Pascal Soriot, Ceo di AstraZeneca. Moderna punta invece ad arrivare a 1 miliardo, mentre la coppia Pfizer-BioNTech ha parlato di una capacità di 1,3 miliardi.

Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, era intervenuta sull’argomento settimana scorsa durante un summit del World Economic Forum: “Eravamo sulla sponda di un fiume caratterizzato da incertezza e grandi difficoltà da un punto di vista sanitario ed economico, non potevamo nemmeno vedere l’altra sponda. Ma grazie al grande lavoro fatto da alcune compagnie in Germania, negli Usa e in altre parti del mondo, ora possiamo vedere l’altra sponda del fiume perché sappiamo che il vaccino è all’orizzonte”. Tuttavia, ha anche avvertito che “c’è ancora tanta strada da fare”, per questo diventa di fondamentale importanza sfruttare al meglio le varie iniziative per rilanciare l’economia, come il recovery fund.

Passando al fronte macro, in Eurozona l’indice Pmi composito per il mese di novembre si è attestato a 45,1, in calo rispetto ai 50 di ottobre (mentre le previsioni erano di 47,1). Il dato relativo al manifatturiero è risultato pari a 53,6 punti (da 54,8 del mese precedente, consenso di 53,8), mentre quello relativo ai servizi si è attestato a 41,3 (da 46,9 di ottobre e contro una stima di 44).

A novembre, secondo Chris Williamson, chief business economist di Ihs Markit, “l’economia dell’Eurozona è tornata in forte declino per via dei continui sforzi per reprimere la crescente ondata di infezioni da Covid-19”. Gli ultimi dati, pertanto, lasciano presagire una maggiore probabilità di contrazione del Pil dell’area euro durante il quarto trimestre, con il settore dei servizi particolarmente colpito. Williamson ha però sottolineato che “buone notizie arrivano dal settore manifatturiero, con le aziende produttrici tedesche che, grazie al nuovo aumento di domanda, stanno continuando a mostrare una particolarmente elevata resilienza”.

Un’altra novità positiva, sempre in campo macro, è arrivata dagli Stati Uniti. Nel mese di novembre, l’indice Pmi manifatturiero si è portato a 56,7 punti dai 53,0 della stima preliminare e dai 53,4 del mese precedente. Si tratta della crescita maggiore da settembre 2014, con un risultato che va consolidandosi sopra quota 50, che denota espansione dell’attività. Un aumento confortante è stato registrato anche nel settore dei servizi, con l’indice relativo che è cresciuto a 57,7 punti dai 56,9 precedenti, risultando superiore alle stime di consensus, pari a 55.

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