Venture capital, investimenti record in Europa nel 2019. Cresce anche l’Italia

Nel 2019 244 startup italiane o fondate da italiani hanno annunciato round per oltre 605 milioni di euro, contro le 179 aziende per 510 milioni del 2018. Aumenta anche la dimensione media dei round: 31 aziende hanno chiuso round da almeno 3 milioni di euro, per un totale di 451 milioni. Nel 2018 le aziende ad aver annunciato round di questa taglia sono state sempre 31, ma il totale dei fondi raccolti è stato pari a 308 milioni. Dall’inizio della loro attività queste stesse startup hanno raccolto complessivamente capitali per 850 milioni di euro: cifra significativa che evidenzia il peso avuto dall’attività di investimento di questo ultimo anno,

Sono alcuni dei dati che emergono dal nuovo report “Insightful Venture Capital” di P101 Sgr, uno dei principali gestori di fondi di venture capital in Italia, specializzato in investimenti in società innovative e technology driven in Europa. Lo studio evidenzia che anche il contesto europeo è in espansione: nel 2019 è stato raggiunto il record di investimenti di venture capital a quota 32,4 miliardi di euro (dai 23,4 miliardi del 2018) nonostante il numero dei deal registrati sia sceso a 5.017 da 5.929. Questo sta a significare che, anche in Europa, è cresciuta la dimensione media round (fonte: Pitchbook).

C’è stato anche un certo fermento in termini di M&A ed exit sempre più frequenti: da segnalare l’exit totale di H-Farm da Depop, l’acquisizione del 100% di Viralize da parte di Vertya e l’acquisizione dell’intero capitale della fintech Neutrino da parte di CoinBase.

Nel 2019 sono cresciuti anche i volumi delle campagne di equity crowdfunding, al punto che alcune delle startup che si sono finanziate con questo strumento si sono poi quotate in Borsa (come CleanBnB sbarcata all’Aim Italia e i-Rfk a Euronext)

Il corporate venture capital

Nel 2019 si sono verificati investimenti crescenti condotti anche da soggetti industriali, i quali però nella maggior parte dei casi sembrano muoversi ancora senza una chiara strategia di corporate venture capital, sebbene tra le grandi e piccole aziende si stia facendo sempre più strada il concetto di open innovation, la ricerca cioè di innovazione al di fuori dei propri confini. Sono infatti 6.298 le aziende corporate che nel 2019 erano investite in startup, di cui 3.713 sono soci di primo livello.

A settembre 2019 il numero di startup innovative nel portafoglio dei corporate venture capital è cresciuto di 503 unità tra il 2017 e il 2019, passando da 2.154 a 2.657 (fonte: Quarto Osservatorio Open Innovation e Corporate Venture Capital 2019).

La maggior parte delle imprese che investono in startup innovative opera nei servizi non finanziari (44,58%), nei servizi finanziari (20,3%) e nell’industria (17,17%). L’85% dei soci di Cvc ha investito in una società che opera in un diverso settore. L’apporto del Cvc è quindi molto importante per startup in cui investe: queste ultime, nonostante costituiscano solo il 25,5% delle startup che hanno chiuso round, generano infatti il 37,7% degli addetti impiegati da tutte le startup innovative.

Tra gli esempi virtuosi di aziende che cominciano a muoversi con una strategia più definita e che hanno costituito un ramo d’azienda dedicato agli investimenti di Cvc sono da segnalare Neva Finventures, la divisione di Cvc all’interno di Intesa Sanpaolo e A2A Horizon, che fa capo alla società A2A.

Quanto vale questa economia

Il valore economico delle startup e delle Pmi in portafoglio agli investitori o potenzialmente oggetto di investimento da parte del venture capital è in realtà molto più elevato di quello che si possa pensare, per due ragioni. La prima è che l’indotto generato da molte aziende con il proprio business è più alto dei ricavi che registrano. Di seguito alcuni esempi virtuosi.

Casavo: dall’inizio dell’attività nel 2017 a febbraio 2020 ha effettuato più di 300 acquisizioni immobiliari per un valore di oltre 85 milioni di euro. Il team è composto da circa 100 persone, mentre più di 1.000 agenzie immobiliari a Milano, Roma, Torino, Firenze e Bologna hanno aderito al network. Da gennaio 2020, inoltre è attiva anche in Spagna. Nel 2018 il fatturato di Casavo è stato solo di 2,17, ma risulta evidente che il valore economico del suo indotto sia molto più ampio.

Credimi: ha erogato alle aziende 742,7 milioni in termini cumulati dall’inizio dell’attività, di cui 486 milioni soltanto nel 2019 e 60 milioni di euro per prestiti a medio-lungo termine. l’indotto che sta attorno all’attività di Credimi è ben più ampio di quanto parrebbe considerando sia i numeri di bilancio della scaleup, che nel 2018 ha registrato ricavi per 900 mila euro, sia il totale dei 18 milioni di euro di capitali raccolti dagli investitori.

BorsadelCredito.it: a fine 2019 ha erogato prestiti per un totale di 77,5 milioni da inception, di cui 25,1 milioni soltanto lo scorso anno.

BacktoWork (piattaforma di equity crowdfunding): dall’inizio della sua attività ha raccolto 18,8 milioni di euro per startup in piattaforma (fonte CrowdfundingBuzz.it). L’ultima campagna in particolare ha costituito un record nel panorama italiano con 7,65 milioni raccolti.

La seconda è che in Italia esiste un mercato interessante costituito da società non iscritte nel registro ufficiale delle startup e Pmi innovative, ma che avrebbero tutte le caratteristiche per farlo secondo uno Studio condotto per P101 da SpazioDati (startup innovativa controllata da Cerved).

A metà febbraio 2020, oltre alle 10.863 startup e alle 1.401 Pmi innovative registrate, sono state individuate altre 6.756 startup e 43.576 Pmi potenzialmente innovative, per un universo totale di 62.416 aziende (di cui 17.439 startup e 44.977 Pmi), per un fatturato di 107,44 miliardi di euro contro i soli 4,5 miliardi di fatturato cumulato delle società registrate.

Differenza notevole anche in termini di lavoratori dipendenti: le sole startup e Pmi innovative impiegavano infatti a fine 2019 poco meno di 40 mila addetti, mentre considerando anche il gruppo delle startup e Pmi potenzialmente innovative il dato arriva a 520mila addetti.

Dal punto di vista della crescita, il gruppo delle startup e Pmi innovative registrate è più reattivo: le startup hanno visto infatti un aumento dei ricavi del 66,6% tra il 2017 e il 2018, contro una crescita limitata al +46,2% per le startup potenzialmente innovative; mentre le Pmi registrate sono cresciute del 24,9% nel periodo, contro le Pmi potenzialmente innovative che sono cresciute solo del 9,1%.

Segmenti più dinamici: considerando il dato complessivo delle startup innovative e di quelle potenzialmente innovative, in testa alla classifica ci sono biotecnologie e big data, mentre tra le Pmi (innovative e potenzialmente innovative) quelli di biotecnologie ed ecosostenibilità.

I principali operatori di venture capital e i capitali a disposizione

Il report BeBeez Fundraising 2019 sul private capital, pubblicato a marzo 2020, mostra che tra il 2019 e il 2020 sono stati raccolti capitali significativi. Nello specifico sono stati annunciati closing definitivi di fondi per 310 milioni, distribuiti su sette fondi, e dal 2018 closing parziali per 950 milioni, per un totale complessivo quindi di 1,26 miliardi. In totale poi, il target di raccolta dei fondi ancora in fundraising è pari a 2,17 miliardi di euro. In particolare, il fondo Programma 102 gestito da P101 Sgr è vicinissimo al closing a quota 120 milioni di euro.

A inizio 2020, invece, United Ventures Sgr ha chiuso la raccolta del fondo United Ventures 2 a quota 120 milioni di euro. Lo scorso ottobre 2019 United Ventures ha lanciato il fondo United Ventures II Lazio con una dotazione di 10 milioni di euro.

Riguardo ai fondi in raccolta o in pre-marketing, a fare la parte del leone è il Fondo Nazionale Innovazione, a cui il governo ha affidato la gestione del miliardo di euro da dedicare a investimenti di venture capital, partecipato al 70% da Cdp Equity e al 30% da Invitalia. Continua quindi a esserci bisogno di più soggetti e maggiori capitali, nonché delle competenze necessarie per investire in un’ottica di lungo periodo.

Per far crescere ulteriormente il mercato italiano bisognerebbe puntare alla creazione di nuove società di gestione e di nuovi team, in modo da poter offrire agli investitori una gamma più ampia di prodotti.

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