Volatilità ancora sotto controllo?

In settimana Sentimentrader.com ha pubblicato uno studio in cui è stato osservato come, rispetto a qualche mese fa, la volatilità implicita (che misura delle attese del mercato in relazione all’ampiezza dei futuri movimenti di un determanto asset) sia decisamente diminuita sia sull’azionario che sulla maggior parte delle altre assets class. Nel caso del Forex e dei tassi Usa i livelli sono nel dettaglio scesi ai minimi storici.

“Si tratta di una situazione non molto frequente – avverte Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners Sgr – solitamente c’è sempre fermento su qualche mercato, e a volte la calma su una asset class può costituire un motivo per far crescrere la volatilità su un’altra (si pensi per esempio a un mercato azionario ben impostato, che causa la salita dei tassi)”.

Gli analisti di Sentimentrader fanno comunque notare come di solito questa situazione di serenità su tutti i fronti degli investitori non preluda necessariamente esplosioni di volatilità sull’azionario, anche se in passato vi sono stati episodi che hanno prodotto correzioni. Il motivo è che, tendenzialmente, i periodi di bassa vola su azionario tendono a prolungarsi, come accaduto per fare un esempio nel 2017.

La calma generale sulle volatilità implicite è inoltre in media foriera di buone performance anche sui Treasuries, e in una certa misura anche sul petrolio, mentre le statistiche mostrano una sottoperformance in media del dollaro in queste occasioni.

La normalizzazione è stata piuttosto rapida – sostiene Sersale – il che, a mio modo di vedere, lo rende per certi versi un trend solido ma nel breve forse vulnerabile a qualche rimbalzo.  In questo senso il principale candidato mi sembrano i tassi che non hanno reagito particolarmente al ritorno del risk appetite e al recedere dei timori di recessione. Inoltre di solito la volatilità si propaga da un asset all’altro. Per esempio, un rimbalzo dei rendimenti potrebbe smuovere per lo meno i cambi, che recentemente hanno mostrato, sterlina a parte, una certa stabilità. Non ultimo, per la volatilità servono dei catalizzatori e recentemente un certo numero di cose sono andate apparentemente per il verso giusto”.

In questo scenario tutto sommato tranquillizzante però, resta essenziale monitorare attentamente i livelli di supporto e di resistenza dei diversi benchmark. A cominciare dalla resistenza dell’indice Vix (che misura la volatilità implicita delle opzioni sull’S&P 500), posta in area 15.

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